PITTURA OMNIA 
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ERMES, IL DIO PADRE DELL'ALCHIMIA 
 
Thot/Ermes in Egitto, Ermete/Trismegisto in Grecia, Idris in Arabia, Tauto per i Fenici, Mercurio a Roma, sono i vari nomi con cui venne chiamato il dio fondatore dell'Alchimia dai vari popoli.  
Di origine antichissima, a questo dio sono attribuiti la creazione dei 42 libri della Conoscenza, contenenti tutto ciò che la mente umana può sapere, compresa l'Alchimia.  
La “Tavola di Smeraldo” è il testo più celebre tra quelli ermetici e pare sia stata rinvenuta in Egitto nonché tradotta in seguito sia in arabo che in latino nel 1250 a.C.  
La leggenda vuole che sia stato scritto dallo stesso Ermete Trismegisto (il cui nome significa tre volte grandissimo), su una lastra di smeraldo incisa con un diamante. Alcuni dicono sia stato Alessandro Magno a ritrovarla, altri invece Sara, la moglie di Abramo.  
Su questa tavola vi è il concetto dell'uno, nucleo di tutto il concetto alchemico.  
Ecco perciò il Mio nome Ermete Trismegisto: perché Io esisto e opero in tutti i tre piani dell’esistenza”  
Mercurio/Ermes è sempre al servizio di un dio superiore (di Zeus per i Greci e di Osiride per gli Egizi) e opera come messaggero tra divinità e umani. E' anche l'unico dio a poter andare e venire dal regno dei morti presieduto dal dio Ade e per questo si considera Ermes attivo in tutti i piani dell'esistenza: quello divino, quello umano e quello dei defunti. Patrono della scrittura, della magia e rivelatore della verità, ha per simbolo il caduceo, un bastone con due serpenti attorcigliati attorno ad esso e due ali sulla cima.  
I pittori hanno spesso inserito Hermes/Mercurio nei loro dipinti in quanto personaggio delle storie mitologiche con molteplici significati, tutti facilmente adattabili ai concetti che volevano sottintendere.  
Nel quadro “Giove dipinge farfalle” è presente Mercurio che fa segno con il dito sulla bocca ad una donna inginocchiata di non disturbare il padre degli dei mentre dipinge. Il significato di questa allegoria è tutt'oggi dubbia.  
Mercurio qui parrebbe non mediare tra umanità e divino. La prima impressione è che Giove stia semplicemente dipingendo farfalle. Molti critici vedono il fatto come un disinteresse verso l'umanità che avrebbe invece bisogno della sua attenzione. Tutto però cambia se si guarda il dipinto in chiave alchemica. Se si usa la Tavola di Smeraldo come base per l'interpretazione di questo quadro, la lettura potrebbe essere :  
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto. E ciò che è in alto è come ciò che è in basso...”  
Zeus è il dio che rappresenta ciò che è in alto nei cieli e può scendere sulla terra, la farfalla è una creatura terrena con la capacità di salire in alto. Quest'ultima in più, rappresenta perfettamente il concetto alchemico per eccellenza, inquanto subisce una metamorfosi iniziando la sua vita come una larva dall'aspetto insignificante e diviene poi bellissima come tutti sappiamo. Difatti l'idea fondamentale dell'Alchimia consiste proprio nel credere nella possibilita di trasmutazione di una cosa in un'altra e perciò, difficilmente Dosso Dossi scelse di far dipingere a Giove una farfalla per puro caso.  
Tutti gli oggetti materiali si materializzarono solamente tramite la densità dell’energia, il processo creato dall’Uno.”  
Giove sta compiendo un atto di creazione tramite la pittura e fa apparire una farfalla su una tela. E' innegabile che possa esserci nella sua azione un inizio di trasmutazione alchemica. Egli dopo aver dato forma ad una farfalla, potrebbe decidere di materializzarla usando la densità dell'energia che gli alchemici vogliono in gran quantità nelle nature divine. Questo spiegherebbe anche perchè Mercurio comprendendo l'importanza del compito di Giove, decida di zittire la donna vicino. Un atto che farebbe sembrare stupido il dio della Conoscenza se l'idea del Dosso fosse stata di alludere solo al disinteresse degli dei verso gli umani. Da notare che nel quadro di Dossi, Mercurio è al centro, il dio Zeus alla sua destra, la donna inginocchiata alla sua sinistra, quindi dalla posizione egli è mediatore come visto nell'antichità e sottolinea senza dubbio un suo compito fondamentale da svolgere. Riassumendo il dipinto potrebbe riferirsi alle capacità di uso dell'energia trasformatrice di Giove che secondo le leggi alchemiche, può divenire anche priorità umana se si sa rimpossessarsi della propria natura divina. Trasformarsi da bruchi in farfalle inoltre, era sicuramente un pensiero gradito ad Alfonso D'Este di cui Dosso Dossi, fu pittore di corte tutta la vita.  
Il pittore tedesco Hendrick Goltzius, circa settant'anni dopo il Dossi, dipinse un'allegoria in cui è Mercurio stesso a tenere in mano la tavolozza dei colori. Anche qui la figura del dio è intrisa di misteriosi significati. Il libro ai suoi piedi rimanda al suo compito di protettore dei letterati e alla sua infinita cultura; la tavolozza sottointende invece la creazione artistica.  
Alle sue spalle c'è una donna sempre in apparenza come una possibile disturbatrice del dio con compiti nobili mentre lei, ha qualcosa in bocca che le impedisce di parlare. L'animale scelto è simbolo di sessualità che crea vita e tutto anche qui, ha richiami alchemici sull'uso umano dell'energia riferita agli dei. In questo caso l'arte pittorica è il mezzo divino che viene esaltato e la presenza di Mercurio, vuole sottointendere che essa è indispensabile per sviluppare la propria Conoscenza.  
 
(FAGR 12-5-10)  
Dosso Dossi "Giove dipinge farfalle" 
 
Hendrick Goltzius "Mercurio" 
 
 
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