PITTURA OMNIA 
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LA FIGURA DELL'ALCHIMISTA 
 
L'alchimista fu una figura particolarmente importante nel Rinascimento. L'uomo dopo essersi sottomesso per secoli alla forza della natura, incominciò a desiderare di dominarla e l'alchimista con suoi studi sulla materia, divenne l'interprete maggiore di questo nuovo pensiero.  
L'alchimia è la più antica forma di studio scientifico, chimico e ideologico, ma fino al Cinquecento la Chiesa tenne sotto controllo il suo sviluppo, imponendo che l'unica risposta a tutte le domande dell'uomo, fosse solo la fede. L'Umanesimo che rispolverò la saggezza antica per adattarla al Cristianesimo, permise invece la crescita di questa disciplina.  
Caterina Sforza, Cosimo I de'Medici, Elisabetta I d'Inghilterra e specialmente Francesco I de Medici che fece realizzare da Giovanni Stradano all'interno dello studiolo in Palazzo Vecchio a Firenze il “Laboratorio dell'alchimista”, si interessarono molto a questa materia, al punto da ritenere i loro alchimisti personaggi degni di ricevere grandi onori.  
Nel 1600 però le cose inziarono a cambiare. Come la pittura ci dimostra per mano dei pittori-testimoni, il mondo iniziò a guardare diversamente gli alchimisti.  
Adriaen van Ostade nel 1661 e Cornelis Pietersz Bega nel 1663, ritrassero due di queste figure nel loro laboratorio e l'aspetto generale dell'ambiente in cui vivevano, è davvero desolante. Il successo di questi studiosi appare lontano, tanto da essere costretti a lavorare in ambienti alquanto angusti. Essi sono ormai uomini che compiono esperimenti in mezzo a parecchio disordine e sporcizia. Gli artisti mettono in risalto anche il fatto che chi s'interessava ancora di alchimia, era visto come una persona strana, da noi oggi senz'altro definita come ciarlatana.  
Come mai essi caddero in disgrazia?  
Innanzi tutto perchè gli alchimisti dopo aver mirato in alto e promesso grandi risultati come il trasformare un semplice metallo in oro, non arrivarono mai ad una realizzazione concreta di qualcosa, ma il colpo di grazia per loro, lo inferse l'avvento delle teorie di Galileo Galei (1564- 1642). Il padre della scienza moderna cambiò il modo di intendere tutte le scienze e insegnando a pretendere garanzie sicure riguardo a ogni scoperta fatta, rese superati gli alchimisti che fino a quel momento, avevano ottenuto risultati solamente nella scoperta delle proprietà dello zolfo, del mercurio, del piombo, dell'arsenico e altri elementi.  
Nel Settecento le cose cambiano ancora nel mondo alchemico. Nel 1770 Joseph Wright of Derby dipinse un anziano alchimista illuminato dalla luce proveniente da un vaso alchemico, segno che lo studioso aveva completato la sua opera. Tale cambiamento nel mostrare la figura dell'alchimista, indica come superata la rigidezza del Seicento. Dopo la seconda metà del Settecento, l'alchimista infatti torna vincitore e inizia ad essere colui che non ha bisogno di prove scientifiche perché si occupa di quanto va oltre il materiale; egli divenne così una figura allegorica dello sviluppo umano e spirituale.  
Nell'Ottocento William Fettes Douglas (esattamente nel 1853), mostra un momento idealizzato del passato quando gli alchimisti erano ancora considerati persone di prestigio, e qui lo studioso può finalmente mostrare la riuscita del suo esperimento.  
L'immagine dell'alchimista si confermò nell'Ottocento come un mito simbolico-allegorico della cultura del passato che attrasse molte cerchie di intellettuali.  
(FAGR 15-11-10)  
Giovanni Stradano (1523-1605) 
 
Adriaen van Ostad (1610-1685)  
 
Cornelis Pietersz Bega(1620-1664)  
 
Mattheus van Helmont (1623-1679)  
 
Joseph Whight of Derby  
 
William Fettes Douglas  
 
 
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