PITTURA OMNIA 
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INDIVIDUA IL PERIODO STORICO DI UN QUADRO - PARTE 4 
 
In questa quarta lezione vedremo lo sviluppo dell’arte pittorica di stile fiorentino a partire dal 1520 fino al 1560 circa; tale corrente artistica viene comunemente chiamata: “Manierismo” (perché richiama la maniera di lavorare dei grandi maestri rinascimentali). Nello stesso periodo in Veneto nascerà un’altra corrente pittorica manieristica che vedremo nella prossima lezione.  
Gli affreschi di Raffaello Sanzio a Roma eseguiti entro 1520 (data della morte di Raffaello) che videro la fusione delle lezioni dei due geni toscani Leonardo e Michelangelo, ebbero tanto successo da divenire un modello di bellezza assoluta in tutta Europa e il propagandarsi dello stile pittorico del maestro urbinate, avvenne principalmente grazie ad eventi storici che lo favorirono.  
NOTA: Il primo pittore manierista fu Andrea del Sarto. Dopo aver ammirato la Cappella Sistina di Michelangelo e le Stanze Vaticane di Raffaello, realizzò nel 1517 il primo dipinto manierista della Storia dell'Arte dal titolo "Madonna delle Arpie". Quest'opera ispirerà altri pittori come Pontormo e Rosso Fiorentino (uno dei diffusori del Manierismo in Francia) e Bronzino.  
 
 
Le principali novità pittorico-stilistiche di questo periodo furono:  
1) Monumentalità delle figure tipiche della lezione michelangiolesca.  
Riconoscere lo stile manieristico con la forte impronta di Michelangelo non è difficile, in quanto i protagonisti dei dipinti di questo genere sembrano vere e proprie statue per la monumentalità delle figure e come sono poste all’osservatore. Andrea del Sarto utilizzò spesso dei piedistalli in modo da rendere ancora più statuari i personaggi raffigurati nelle sue opere, come si può vedere nell'immagine in basso del dipinto: "Sacrificio di Isacco" realizzato nel 1525.  
 
 
2) Totale assenza di giovialità.  
Il Sacco di Roma del 1527, (per approfondire vedi la sezione: "Rinascimento e Maniera") distrusse anche tutti gli ideali classici pieni di ottimismo dei giovani pittori di quel tempo e le crisi con i turbamenti che portano sempre, inizieranno presto ad apparire anche nelle arti figurative. Il più rappresentativo di questo turbamento interiore dei manieristi fu un altro amico di Michelangelo, il fiorentino Pontormo. L’influenza nella sua arte degli studi di Michelangelo è evidente ed egli fu tra tutti quello che desiderò imitarlo di più (come Andrea del Sarto adoperò i colori vivaci che appaiono nel lavoro di Michelangelo nella Cappella Sistina e diede anche gran risalto agli studi sul corpo umano del genio toscano). Nella "Madonna con Bambino e San Giovannino" del Pontormo (nell'immagine qui sotto) realizzata nel 1534-6 si vede non solo la torsione e la monumentalità della figura di Maria, ma anche tutta l'inquietudine e il tormento che traspare dai volti dei protagonisti.  
 
 
3) Sfondi dai colori sgargianti  
Il pittore fiorentino Bronzino (vero nome Angelo di Cosimo) fu probabilmente il manierista che maggiormente si impegnò nel creare una bellezza statuaria incentrata sui pallori dei visi e la monumentalità dei corpi; nei suoi ritratti (fu principalmente un pittore ritrattista) le figure posano statiche in quasi totale inespressività e le loro vesti sono lussuose fino all'eccesso per dare più prestigio ai protagonisti (tema iniziato da Raffaello, vedi:Individua il periodo storico di un quadro - Parte 2 ), ma la sua principale innovazione appare negli sfondi da lui fatti perché adoperò colori forti come il blu per mettere più in risalto i volti pallidi.  
 
(Bronzino - Eleonora di Toledo con il figlio del 1544-45)  
 
COME SI DIFFUSE IL MANIERISMO IN ITALIA E IN EUROPA  
Dopo la morte del grande Raffaello Sanzio, il suo allievo prediletto Giulio Pippi detto il Romano, non trovandosi più bene nella città eterna, accettò di trasferirsi nel 1524 a Mantova per lavorare al servizio del duca Federico Gonzaga. Il suo lavoro a Palazzo Te terminato attorno al 1530 per la visita dell’imperatore Carlo V, fu un successo clamoroso, il cui eco non si sparse solo in Italia, ma nell’Europa intera. Il Romano che lavorava alla maniera di Raffaello, incominciò così un tipo di Manierismo ispirato ai lavori eseguiti dal suo maestro a San Pietro e alla Farnesina per l’amico banchiere Agostino Chigi. Se si confrontano i lavori di Raffaello con quelli fatti da Giulio Romano a Mantova, si potrà vedere come sarà lo stile manieristico ispirato ai lavori romani del Sanzio che verranno a lungo amati nel XVI secolo.  
 
 
(Raffaello - Particolare della Farnesina "Loggia di Psiche")
 
 
(Giulio Romano - Particolare a Palazzo Te "Banchetto di Amore e Psiche")
 
Sarà poi il Sacco di Roma del 1527, a far fuggire gli altri allievi di Raffaello da Roma: Perin del Vaga, ad esempio, trovò ospitalità a Genova presso il signore della città Andrea Doria che gli commissionò diverse opere. I suoi lavori saranno scuola per tutti gli artisti liguri e dei dintorni.  
Il lavoro in stile raffaellesco fu considerato dai grandi signori del tempo il meglio che si potesse immaginare per decorare le loro dimore.  
Sia Giulio Romano che Perin del Vaga però espressero tutto il turbamento tipico del manierismo nelle opere dallo stesso titolo: "La caduta dei Giganti". In entrambi è mostrato chiaramente che gli ideali del classicismo erano andati distrutti per sempre.  
 
(Giulio Romano - Caduta dei Giganti)  
 
NOTA: In quest'opera "Caduta dei Giganti" Giulio Romano realizzerà il primo effetto scenico-mostruoso della Storia dell'arte.  
 
(Perin del Vaga - Caduta dei Giganti)  
 
Non solo gli allievi di Raffaello portarono in giro per l'Italia la lezione del grande maestro urbinate, ma anche i giovani artisti che andarono a Roma per imparare; tra loro vi era Francesco Mazzola detto il Parmigianino, il quale dopo un suo viaggio nella città eterna, tornò a Parma e diede il meglio di sé quando gli venne commissionato nel 1520 da Gian Galeazzo Sanvitale, un ciclo di affreschi raffiguranti le storie del mito di Diana e Atteone per la stanza privata della moglie Paola Gonzaga nella rocca di Fontanellato (Parma). La maniera raffaellesca trova qui una delle sue più grandi interpretazioni originali, in quanto questi dipinti con tema una sorta di mistica dell’amore, vanno tutti letti in chiave alchemica. Questo pittore diede modo al Manierismo di svilupparsi con radici profonde anche nella zona emiliana.  
 
(Parmigianino - Particolare degli affreschi di Fontanellato)  
 
Il senese Domenico Beccafumi fu tra gli artisti manieristi che maggiormente interpretò l'arte di Raffaello e meno quella di Michelangelo; egli seppure non mancò di utilizzarne tutti gli studi sulla torsione, non si soffermò sulla forza e imponenza statuaria, ma rielaborò il liricismo e la delicatezza delle figure raffaellesche delle famose Madonne, come si può notare nella sua "Annunciazione" realizzata nel 1545.  
 
 
Il Beccafumi fece anche numerosi studi sugli effetti di luce (vedi gli studi di luce di Raffaello nelle stanze Vaticane:Individua il periodo storico di un quadro - Parte 3) negli ambienti donando un'atmosfera profonda e intensa: un esempio è la "Natività di Maria" del 1540-43.  
 
 
Tra i pittori italiani diffusori in Francia del Manierismo fiorentino i più rappresentativi sono: Rosso Fiorentino (1496-1540), allievo di Andrea del Sarto e Primaticcio (1504-1570), allievo di Giulio Romano. La pittura mitologica deve a Rosso Fiorentino il suo grande successo in tutta Europa per i lavori da lui fatti alla corte francese di Francesco I a Fontainebleau. Si tratta della decorazione a pittura e stucchi della Galleria del re di Francia che vede la vita di Francesco I (eseguita dal 1534 al 1537) trasposta in simboli mitologici tratti dai testi di Omero e Ovidio; questo programma di esaltazioni di virtù piacque molto a tutti i potenti europei e fu ciò che lancerà il classicismo fiorentino ovunque. La lezione di Raffaello che sempre onorò con i suoi dipinti i commissionanti Giulio II e Leone X, venne ripresa prima da Giulio Romano a Mantova e poi dal Rosso, entrambi a contatto con signori stranieri che permisero il divulgarsi del Manierismo in Europa.  
 
(Rosso Fiorentino - Part. Galleria di Francesco I a Fontainebleau)  
 
Primaticcio Francesco, artista universale come il Rosso (era pittore, scultore e architetto), influenzò notevolmente il Rinascimento francese. Nei suoi dipinti salta agli occhi il manierismo del suo maestro Giulio romano.  
 
(Primaticcio - Ratto di Elena del 1530-39)
 
 
(Giulio Romano - Part. Palazzo Te Sala di Psiche)
 
Riassumendo:  
La maniera di dipingere e gli studi fatti per migliorare le immagini raffigurative da Leonardo e Michelangelo, ebbero perfetta sintesi nel lavoro romano di Raffaello alla corte dei papi. Eventi storici portarono poi i pittori che studiarono a Roma un po' ovunque e questa diaspora, permise la divulgazione della lezione pittorica di stile fiorentino elaborata dal maestro urbinate. Conoscere quanto fatto da Michelangelo e Raffaello a Roma per i papi, è la chiave per riconoscere lo stile pittorico manieristico che ebbe grande successo nel Cinquecento.  
Nella prossima lezione vedremo gli sviluppi della pittura veneta e il suo manierismo dal 1520 al 1560 circa, con la sua fusione con lo stile pittorico fiorentino avvenuta a partire dal 1560.  
 
(FAGR 3-9-13)