PITTURA OMNIA 
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INDIVIDUA IL PERIODO STORICO DI UN QUADRO - PARTE 5 
 
Abbiamo visto nelle lezioni precedenti come lo stile pittorico veneto non differenziò di molto dal modo di dipingere generale italiano del XV secolo, fino alle innovazioni stilistiche portate in pittura dal Giorgione (vedi: Individua il periodo storico di un quadro - Parte 3) nei primi anni del XVI secolo. E' partendo da dopo la sua morte avvenuta nel 1510 che inizia il Manierismo veneto e ciò avvenne principalmente per opera di un suo allievo: Tiziano Vecellio che ispirandosi al suo maestro ebbe un enorme successo.  
1) Il successo della sensualità nel manierismo veneto  
Il successo della sensualità portata in pittura lo si deve tutto a Tiziano. Nella tela "Danae" del 1564 vi è la dimostrazione di come lui seppe filtrare la lezione del suo maestro e al suo senso poetico aggiungere una grande sensualità ai protagonisti dei quadri.  
 
 
NOTA: Tiziano dovette la sua fortuna al duca Alfonso d'Este che lo chiamò nella sua corte di Ferrara e gli commissionò due Baccanali: “Il trionfo di Bacco e Arianna” e “Gli Andri” , i quali furono visti e piacquero all'imperatore spagnolo Carlo V (ne è prova il fatto che inseguito si lasciò ritrarre da lui facendogli così grande pubblicità). Il suo manierismo ispirato a Giorgione, si arricchì poi con dei viaggi a Firenze e a Roma dove poté introdurre altre migliorie alla sua arte.  
 
Come si può notare dalla tela "Venere e Adone" il Vecellio restò affascinato dagli studi sulla torsione dei corpi di Michelangelo  
 
e dello stile raffaellesco per compiacere i committenti con ricchi dettagli e pose raffinate.  
 
(Ritratto di Bindo Altoviti di Raffaello Sanzio)
 
 
(Ritratto di uomo di Tiziano)
 
Osservate inoltre la differenza tra come Tiziano dipingeva le sue figure mitologiche (nella foto "Pastore e ninfa") con quella dei pittori di stile manieristico fiorentino come ad esempio "Venere e Cupido" del Bronzino. Senza dubbio salta agli occhi subito la sua ricerca per dare più sensualità alle figure.  
 
 
(Pastore e ninfa di Tiziano)
 
 
(Venere e Cupido del Bronzino)
 
2)Allegorie matrimoniali  
Tiziano fu un uomo pieno di idee brillanti e fantasiose che piacquero sempre alla sua clientela. Fu lui l'artefice del successo nel Cinquecento delle allegorie matrimoniali dove coppie di sposi si facevano ritrarre nei panni dei due famosi amanti mitologici: Venere (dea dell'amore) e Marte (dio della guerra).  
 
 
3) Dalla sensualità all'erotismo  
Il Manierismo veneto pubblicizzato magnificamente da Tiziano, fu fonte d'ispirazione per il pittore Paolo Cagliari, detto il Veronese (1528-1578); egli nei suoi dipinti accentuò la sensualità tizianesca fino ad avvicinarla all'erotismo e questo nonostante vivesse in un periodo di austerità con la Chiesa che sorvegliava attentamente ogni attività artistica. Come spesso succede però, ciò accentuò solo la richiesta di arte profana e difatti al Veronese non mancheranno mai richieste di lavoro (la sua produzione di questo genere è alquanto vasta e riscosse consensi anche nei secoli successivi alla sua morte). Un esempio sono: “Venere e Adone" del 1586 e "Venere, Marte e Cupido" del 1570 ca.  
 
 
 
4) Effetti scenici coloristici  
In Italia la pittura veneta fu l'unica nel Cinquecento a poter competere con il glorioso stile fiorentino amatissimo dai papi (la pittura fiamminga non si inserirà mai veramente nei gusti italiani). Essa non solo offriva la ricerca di sensualità amatissima dai nobili, ma anche effetti visivi eccezionali ottenuti con studi coloristici approfonditi. Ai pittori veneti non interessò mai preparare una tela con il disegno, loro dipingevano direttamente con i colori. Maestro nel sviluppare gli studi coloristici fu il veneziano Jacopo Robusti detto Tintoretto, un allievo di Tiziano, considerato l'ultimo grande pittore veneto del XVI secolo. Le sue opere sono di grande impatto visivo e i suoi dipinti non hanno nulla a che vedere con le celebrazioni del papato o con le commissioni richieste dai cardinali agli artisti italiani, qui sono solo gli effetti teatrali dei contrasti di colore ad incantare lo spettatore, un esempio è il "San Giorgio e il drago" del 1560 ca.  
 
 
5)Effetti scenici sul movimento delle figure  
A Tintoretto inoltre si deve un nuovo modo di impostare scenicamente le figure, ovvero facendole scendere dal cielo a testa in giù come si vede nell'opera qui sotto: "Miracolo di San Marco" datata 1548. 
 
 
Svilupperà questo stile in molte sue opere; un altro esempio è: "Origine della via lattea" del 1575, dove crea un effetto di precipizio di grande impatto visivo.  
 
 
Tintoretto creò anche un tipo di movimento atto a dare l'impressione dello sporgersi in avanti delle figure come avviene nel dipinto "Madonna con Bambino e gli evangelisti Marco e Luca" del 1573, allontanandosi definitivamente dallo stile impostato e statuario tipico del Rinascimento fiorentino.  
 
 
NOTA: Tiziano che la leggenda vuole essere stato maestro di Tintoretto per poco tempo (dicono che lo abbia cacciato dalla sua bottega perché ne temeva il talento), utilizzerà gli effetti scenici dell'allievo in più di una sua opera. Nell'immagine in basso possiamo vedere "Offerta per la Vittoria" di Tiziano del 1575, dove si vede la Vittoria scendere precipando alla maniera del Tintoretto.  
 
 
6) Lo stile veneto assorbito dall'arte emiliana  
Quando anche gli stranieri s'interessarono all'arte veneta, lo stile manieristico giorgionesco si sviluppò presto anche fuori dalla zona lagunare. Il pittore Dosso Dossi della corte di Alfonso d'Este di Ferrara, assorbì lo stile veneto nell'uso del colore, nello sviluppo del paesaggio e nel dipingere direttamente sulla tela. Una prova è il dipinto: "Circe e i suoi amori" del 1525, dove la figura della maga è immersa nella natura con effetti di grande impatto visivo e la sua quasi totale nudità rende l'opera anche molto sensuale.  
 
 
Francesco Mazzola detto il Parmigianino (1503-1540) è un altro esempio di come la pittura veneta con la sua sensualità si radicò profondamente in Emilia; nel suo dipinto "Cupido con arco" del 1530 ca. si vede lo studio del movimento della scuola romana di cui fece parte, ma non manca la morbidezza del colore tipica dello stile giorgionesco.  
 
Riassumendo  
La pittura veneta al contrario di quella fiorentina diede poca importanza ai disegni preparatori, ma solo agli studi coloristici; puntò molto sulla teatralità, sulla sensualità umana e sulla bellezza della natura che per questo inizierà ad essere messa in primo piano.  
Nella prossima lezione vedremo come a fine Cinquecento la pittura manieristica toscana e quella veneta si mischieranno insieme per opera di artisti come i bolognesi Carracci che seppero stupire con le loro grandi decorazioni.  
(FAGR 3-11-13)