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AGNOLO DONI 
 
Il declino della città di Firenze come potenza europea si dice iniziò già con la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492, ma i ricchi signori fiorentini si diedero un gran da fare per tutto il Cinquecento nel tentativo di riafferrare la grandezza che fu del più famoso uomo politico italiano del Quattrocento. Chi si arricchiva molto come mercante, mirò dopo sempre a prendere posizioni di potere in città e a favorire il mecenatismo come fece il Magnifico, il quale dovette la maggior parte della sua fama a come seppe far sviluppare bene le arti in Firenze. Nel Cinquecento tra i ricchi mercanti fiorentini vi fu anche Agnolo Doni, il quale s'imparentò con i potenti Strozzi (dopo i de' Medici la seconda famiglia più importante di Firenze) sposando Maddalena Strozzi, e questo sicuramente non per la bellezza della donna, ma per le sue ambizioni personali. Come tutti sanno però, la potente famiglia di banchieri Strozzi, seppure imparentata con i de' Medici, non riuscì mai a strappare loro il potere di Firenze dalle mani e il Doni, si dovette così accontentare della fama donatogli dal suo mecenatismo. I dipinti: la “Sacra famiglia” eseguita per lui nel 1504 ca. da Michelangelo (quadro noto con il nome di “Tondo Doni”) e i due ritratti commissionati nel 1506 a Raffaello Sanzio (il suo è anteriore a quello della moglie), sono ancora oggi famosi in tutto il mondo. I due geni rinascimentali lasceranno i loro più grandi lavori a Roma per cui quanto da loro fatto a Firenze, diventò molto importante per i fiorentini, tanto che il nome Doni divenne più celebre di quello di molti uomini politici. Ignoriamo se per il fiero uomo d'affari raffigurato da Raffaello questo fu una consolazione, nulla più di lui rimase scritto in qualche cartaceo (nemmeno i suoi dati anagrafici), sappiamo solo che i suoi discendenti si tennero stretto il suo ritratto fino al 1826, quando lo cedettero al granduca Leopoldo II di Toscana e entrò a far parte delle collezioni Palatine. Essi dimostrarono così una grande affezione verso il loro celebre avo e ciò gli rende senz'altro più onore di quello ottenuto dai sanguinari signori cinquecenteschi che governarono Firenze.  
(FAGR 3-6-14)  
Ritratto di Agnolo Doni eseguito da Raffaello Sanzio