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GARE DI PITTURA 
 
Le gare di pittura per stabilire quale fosse il più bravo tra gli artisti del momento, in passato vide confrontarsi geni come Leonardo da Vinci e Michelangelo in Palazzo Vecchio a Firenze nel 1504 (gara organizzata dal Confaloniere della Repubblica fiorentina Pier Soderini), cose che a noi è perfino impossibile immaginare chi di loro avrebbero premiato se non si fossero ritirati entrambi. Fino alla nascita delle prime Accademie d'arte moderne, furono infatti i governanti a decidere quale pittore fosse migliore di un altro; usarono nella maggior parte il sistema di far lavorare gli artisti rivali su uno stesso tema per poter notare meglio dove si trovava la bellezza (credevano fosse più semplice in tal modo appurarla).  
Citiamo per esempio la gara indotta da Niccolò III d’Este nel 1441, il quale chiese a Jacopo Bellini e a Pisanello, un ritratto di suo figlio Lionello. Il vincitore fu il Bellini eppure l’opera di Pisanello venne ugualmente apprezzata datosi che nei tre anni successivi continuò a lavorare per gli Este.  
Le gare condotte dai regnanti comunque, sembravano più servire al loro divertimento personale nel mettere i pittori l’uno contro l’altro, piuttosto che voler realmente valutare delle capacità artistiche. I ricchi signori sapevano già benissimo il valore dei pittori più famosi d'Italia che chiamavano nelle loro corti. Il gusto di far disperare chi si doveva pagare per dei lavori pittorici, fu forte specialmente in Toscana e da lì trasportato poi anche a Roma tramite gli esponenti più illustri della famiglia de'Medici. Il pontefice Clemente VII (Giulio de'Medici) nella sua corte papalina chiamò i pittori più in vista di tutta Italia (tra loro anche un giovanissimo Francesco Mazzola che proprio lì venne chiamato il Parmigianino) per gareggiare con gli allievi di Raffaello Sanzio nel ricevere commissioni pittoriche da eseguire in chiese romane e in Vaticano. Dopo la morte del loro maestro erano rimasti senza lavoro e il papa si divertì molto nel vederli ridotti all'angoscia. Tale spasso era stato desiderato anche dal suo predecessore Leone X (Giovanni de'Medici), il quale organizzò una gara tra Raffaello Sanzio e Sebastiano del Piombo, mai portata a termine in quanto venne interrotta dalla morte del Sanzio (il 6 aprile del 1520). Il papa non ignorava che Raffaello odiava tali confronti perché quando gli chiesero di indire una gara per trovare la donna più bella, rifiutò adducendo di non avere problemi a cercare donne belle ma solo di reperire dei buoni giudici, un messaggio questo ben diretto a tutti i regnanti, tuttavia come si sa, anche lui dovette piegarsi ad una gara con il del Piombo solo per il diletto del de'Medici.  
Le cose mutarono un poco quando ad organizzare delle gare pittoriche furono soltanto le accademie e si può essere certi del cambiamento dai dissidi che sorsero sempre dopo tali eventi. Sappiamo che a partire dal Seicento la rabbia degli artisti non fu più messa a tacere tanto facilmente come prima, infatti scoppiavano sempre dispute a non finire riguardo le scelte fatte dalle giurie. Famosi sono i litigi sorti nel 1690 quando il senatore Ghisilieri indisse nella sua accademia d'arte a Bologna un concorso sul tema di Ercole; vinse Giuseppe Maria Crespi (1665-1747), ma in pochi approvarono tale scelta e si crearono tensioni talmente forti che il senatore dovette chiudere dopo un anno la sua prestigiosa scuola d'arte (attualmente i quadri di questo concorso sono tutti conservati nel castello di Thun a Trento grazie allo spirito collezionistico della famiglia Thun).  
La bellezza è un concetto relativo per cui decidere qual'è l'opera artistica migliore non è mai facile da decidere e ciò naturalmente ieri come oggi.  
(FAGR 1-3-14)  
 
 
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