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OSSESSIONATI 
 
<Non dormo più per colpa loro...Di notte sono continuamente ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare...>  
Claude Monet  
Dire "artista" e dire "ossessionato" è quasi la stessa cosa.  
Tutti coloro che hanno cercato di dare forma visibile ad un'idea ben chiara nella loro mente, hanno sofferto di ossessione. Per i pittori non è così semplice materializzare su tela concetti come: "La Madonna dev'essere più Divina o più madre?" oppure "Come dare il senso di movimento all'acqua tramite la luce?".  
Nel corso della storia i pittori si sono posti infinite domande su come rappresentare gli uomini, i santi, la natura e il più delle volte non furono mai soddisfatti del risultato ottenuto.  
Paolo Uccello fu ossessionato dalla prospettiva e fece costanti studi su come impostare in vari piani le figure, finendo sempre per esasperare i canoni tradizionali; Michelangelo non lo fu di meno con lo studio del corpo umano, dei muscoli e dell'effetto del movimento; Raffaello si accanì per togliere alla Madonna lo stile imperiale dell'iconografia Medievale (ancora molto in voga nel '400), mirando a renderla il più materna possibile, senza però involgarirla né toglierle la sua aura divina (nella sua breve vita dipinse più di 40 quadri avente per soggetto la "Madonna con Bambino", la maggiorparte eseguiti senza commissione).  
Nel Seicento Caravaggio studiò la luce e gli effetti che aveva sui volti e sulle cose, lasciando su ogni opera il segno inconfondibile di questa sua ossessionante ricerca.  
Da non dimenticare sono poi i pittori che per tutta la vita hanno riprodotto lo stesso identico soggetto in molti quadri diversi, favoriti dalla scarsità che ebbero di commissioni alla fine dell'Ottocento; l'obbligo di concentrare la mente su temi scelti da altri, aveva in passato impedito agli artisti di rifare spesso lo stesso soggetto per riuscire ad esprimere completamente tutte le loro meditazioni.  
Gli Impressionisti furono i primi a poter creare liberi da ogni limitazione. Monet fu tra i casi più estremi, giacchè dipinse 50 volte la cattedrale di Rouen; circa 20 paesaggi del fiume Creuse; 25 tele che raffigurano dei covoni e altre 20 di paesaggi con pioppi; più numerosi ancora furono i suoi quadri di Ninfee che realizzò per vent'anni di seguito, fino alla sua morte, i quali gli tolsero persino il sonno, come scrisse di suo pugno nel 1925.  
Pissaro si concentrò sugli studi dei paesaggi innevati; Van Gogh realizzò 12 tele raffiguranti vasi con girasoli ed Edvard Munch intorno al 1890, realizzò 50 versioni della sua opera più famosa: "L'urlo".  
Nel Novecento le ripetizioni in pittura divennero ancora più numerose: Lucio Fontana eseguì innumerevoli lavori per esprimere il suo concetto spaziale con sfregi identici o piccoli buchi su tele che cambiavano solo il colore dello sfondo e la forma; Francis Bacon eseguì moltissimi studi di teste e ritratti e così molti altri.  
<...dipingere è così difficile e torturante. L'autunno scorso ho bruciato sei tele insieme con le foglie morte del giardino. Ce n'è abbastanza per disperarsi. Ma non vorrei morire prima di aver detto tutto quel che avevo da dire; o almeno aver tentato...>  
Poter dire tutto quello che aveva da dire, era il pensiero fisso di Monet che in questo sfogo scritto un'anno prima della sua morte, teme di non riuscirci.  
I critici definirono queste repliche di soggetto: "Serie", niente di più e niente di meno, solo un tema ricorrente da catalogare sotto un nome comune. Queste opere invece, significano molto di più perchè rappresentano lo sforzo intelettuale della riflessione umana, riversata nella sua espressione più estrema e sofferta.  
(FAGR 16-8-09) 
 
Renoir -Ritratto di Claude Monet