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PITTORI PROCESSATI 
 
Moltissimi artisti del passato subirono processi; le loro nature inquiete li portarono spesso a mettersi nei guai. Le conseguenze delle irregolarità commesse erano più o meno gravi in base alla potenza dei protettori che essi si trovavano, ma anche rispetto alla natura dei loro caratteri. Il cortigiano Bronzino di temperamento grato e mite, di sicuro non diede mai problemi al Granduca Cosimo di cui fu primo pittore, ma personalità ribelli come Caravaggio protetto dal cardinal del Monte che si macchiò della colpa di omicidio o del Cellini, il quale ne combinò di tutti i colori fino a ricambiare la stima del papa derubandolo, la vita fu lo stesso dura. Tuttavia se l'artista era di grande talento, finiva sempre per ottenere la grazia ed essere perdonato. Caravaggio fu sfortunato perchè morì dopo poco averla ricevuta quando era già sulla strada del ritorno a Roma, ma Cellini invece, ottenne più di una grazia nella sua vita morendo vecchio a Firenze dove era nato e da dove era fuggito più volte per aver infranto le leggi vigenti.  
La protezione dei grandi mecenati d'arte era infatti fondamentale in caso di problemi giudiziari. Il grande Leonardo da Vinci fu molto fortunato perché si salvò il collo in gioventù quando a Firenze non era ben visto da nessuno, soltanto perchè processato per omossessualità assieme al figlio di un ricco signore; i giudici per assolvere il ricco di turno, dovettero lasciarlo libero. Appena passò sotto la protezione di Ludovico il Moro, di Giulio de'Medici e di Francesco I di Francia, il suo comportamento risultò però ai posteri costantemente immacolato. Nulla gli accadde quando dipinse immagini per quei tempi scandalose come il San Giovanni Battista a cui si rimediò trasformando il santo in Bacco con un semplice cambio di titolo al quadro. Un po' meno protetto Paolo Cagliari detto il Veronese, fu colpito dalla Controriforma e dovette in un caso simile subire invece un processo. Nel 1573 completò il dipinto "Cena in Emmaus" per la parete posteriore del refettorio della Basilica di San Zanipolo a Venezia e gli ecclesiastici, trovarono sconveniente la presenza di giullari, soldati Lanzichenecchi con altri particolari in un dipinto sacro. La sua fortuna fu che nel capoluogo veneto l'Inquisizione non era mai particolarmente severa e se la cavò anch'egli con una sostituzione del nome al suo dipinto, ancora oggi conosciuto come: "Cena in casa Levi". Meno fortunato fu però il bravissimo Parmigianino che senza forti protettori, dovette subire più di un processo per inadempienza di contratti. E' vero che il pittore nella sua vita portò a termine la sola opera della decorazione della stanza di Paola Gonzaga (sposa del signore di Fontanellato), ma i giudici non vollero mai tenere in considerazione le cattive condizioni in cui lui fu sempre costretto a lavorare (cosa che non sarebbe successa con un ricco protettore). Parmigianino morì giovane e mentre si nascondeva per evitare il carcere.  
A non riuscire a scansare la galera fu Giulio Romano, il quale alla morte di Raffaello suo grande amico e protettore, venne rinchiuso con l'accusa di pornografia. Nulla più gli successe quando venne preso sotto l'ala di Federico Gonzaga a Mantova che lo onorò finchè visse.  
Nel 1649 Rembrandt che all'inizio della sua carriera aveva avuto onori e gloria, iniziò la sua caduta in povertà perdendo la reputazione e clienti potenti a flotte a causa di un processo in cui venne accusato di concubinaggio da una corte ecclesiastica per la sua convivenza con la balia del figlio.  
Jacques -Louis-David dopo la morte di Robespierre che lo proteggeva, fu arrestato e condannato ad un anno di carcere. Con l'appoggio di Napoleone troverà poi nuovamente la gloria facendo scuola nel classicismo ottocentesco francese.  
Essere al servizio dei nobili o del papato quindi, pagava non solo in denaro ma anche in sicurezza contro i guai con la giustizia, questo però solamente a partire dalla fine del XV secolo. Nel primo Quattrocento fino a tornare all'antichità, i governanti erano disinteressati ai geni artistici e sembra che davvero per loro uno valesse l'altro. Fu Lorenzo il Magnifico a mostrare per primo al mondo come usarli per aumentare il suo potere. Egli ambì a trasformare Firenze nell'Atene dei tempi di Pericle e creò una corte sofisticata che meravigliando, spinse gli altri signori ad imitarlo.  
(FAGR 11-4-10)