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AFFRESCHI ZODIACALI 
 
Se l'astronomia ha il compito di studiare il nostro cosmo, l'astrologia mira invece a porsi come metodo di predire il futuro osservando le stelle. Il fascino di un cielo stellato ha sempre agito fortemente sugli uomini fin dall'antichità così come del resto anche il desiderio di ottenere informazioni sul futuro, tanto che la prima richiesta scritta di questo genere porta la data 2200 a.C. e viene dal principe dei Sumeri di Giudea di Lagas; non parliamo poi dell'amore che ebbero i babilonesi per gli studi di astrologia (testimoniati anche da decine di tavolette ritrovate dagli archeologi), di quello degli antichi egizi o degli antichi romani (questi ultimi assolutamente ossessionati dall'ottenere previsioni su quanto sarebbe accaduto nella loro vita). Nemmeno il cristianesimo riuscì a far dissolvere le credenze astrologiche, le divinità pagane che le rappresentavano furono solo sostituite con degli angeli, i quali si pensava muovessero i pianeti secondo il disegno di Dio. Iniziarono così a poco a poco a moltiplicarsi le richieste di decorazioni per le chiese e le ricche dimore con segni astrologici raffiguranti i dodici mesi dell'anno, come voleva il calendario babilonese che fece scuola nell'antichità. Purtroppo nel Rinascimento si distrusse in gran parte gli affreschi medioevali che non erano più in buone condizioni, ma a noi ancora rimangono quelli di Schifanoia (una residenza di campagna della potente famiglia degli Este), iniziati da Lionello d'Este nel 1385 e terminati da Borso d'Este nel 1470; si tratta di un tesoro artistico di altissimo valore che testimonia lo spirito e i costumi dei signori d'Este di Ferrara; gli affreschi più belli qui sono quelli commissionati al pittore Francesco Cossa dal duca Borso, il quale per rappresentare le attività di corte, approvò l'uso dei segni zodiacali. Ma ancora prima di quelli di Schifanoia, furono eseguiti gli affreschi della pieve di San Giminiano, i quali secondo il Vasari, risalgono al 1356 e furono fatti dal maestro senese Bartolo di Fredi.  
Altri bellissimi affreschi zodiacali si possono ammirare a Perugia nella Sala dell'Udienza nel Collegio del Cambio, fatti dal bravissimo Pietro Vannucci (detto Perugino) a partire dal 1496; il suo ciclo celebra la fusione ideale tra cultura pagana e quella cristiana e destò grande ammirazione tra i signori italiani di fine XV e di inizio XVI secolo. Il pittore Pesello realizzò nel 1442 circa, "l'Emisfero celeste" nella Sagrestia vecchia della chiesa di San Lorenzo a Firenze e non è da escludere che proprio quest'opera abbia ispirato il Perugino, il quale studiò nel capoluogo toscano dal maestro Verrocchio assieme a Leonardo e al Botticelli.  
Anche i duomi che nel Medioevo simboleggiarono la gloria delle città italiane, scelsero degli affreschi zodiacali per la decorazione delle loro mura e ricordiamo il capolavoro del duomo di Padova intitolato: la “Creazione del Mondo”, dove appaiono tutti e dodici i simboli astrali.  
Nel Rinascimento vi sarà poi la massima diffusione degli affreschi con i segni zodiacali. Nel Cinquecento infatti, si volle lanciare l'idea che ogni attività umana fosse inesorabilmente influenzata dagli astri e ciò diede vita a numerosi affreschi, tra cui ricordiamo quello dell'appartamento Borgia in Vaticano, dove Pinturicchio e la sua scuola fece una bellissima decorazione astrologica e quello della Volta della sala del Mappamondo a Palazzo Farnese di Caprarola, intitolato "Cielo", eseguito da Raffaellino, Giovanni Antonio da Varese e Giovanni de'Vecchi.  
L'amore per l'astrologia si affievolirà solo dopo le scoperte scientifiche Galileo Galilei che mostrerà i limiti della conoscenza tradizionale e con l'avvento delle teorie copernicane, verrà tolto all'astrologia anche il titolo di disciplina scientifica. Ciò fece sparire le commissioni di tali cicli pittorici e apparire invece in gran numero, almanacchi astrologici superficiali a carattere periodico fin dalla fine del Settecento.  
(FAGR 4-7-13)  
 
Francesco Cossa "Mese di marzo"  
 
Pesello "Emisfero celeste"  
 
Perugino "Sala delle Udienze - Collegio del Cambio"  
 
Volta della sala del Mappamondo Palazzo Farnese di Caprarola  
 
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