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LE LETTERE RINVENUTE DI RAFFAELLO SANZIO 
 
Raffaello Sanzio (1483-1520) visse quasi tutta la sua breve vita (morý a soli 37 anni) lontano da casa. Ci sono testimonianze della sua presenza in Umbria, a Firenze e infine gli ultimi anni a Roma. L'unico contatto che poteva avere con gli zii a Urbino, la sua cittÓ natale, era tramite corrispondenza e da questi scritti, s'intuisce bene a chi lui diede il suo affetto. Lo zio paterno Bartolomeo venne nominato tutore di Raffaello dal padre Giovanni Santi, quando questi morý lasciando il figlio orfano a 11 anni, eppure la maggior parte delle lettere rimaste oggi, sono rivolte allo zio Simone, fratello di sua madre Magia.  
Che egli am˛ in modo particolare scrivere lo provano per˛ soprattutto le lunghe e numerose lettere inviate agli amici. Non gli dispiaceva affatto dilungarsi con la penna in mano, quasi fosse un modo per rilassarsi dopo il pesante lavoro a cui si sottoponeva ogni giorno. Le sue prime lettere furono un po' sgrammaticate, ma la frequentazione costante con umanisti eccellenti, aumenteranno continuamente i suoi progressi stilistici.  
Dalle lettere di questo grande artista risulta prima di tutto il suo essere sempre pieno di lavoro, tanto che spesso sembrava promettere di consegnare dei disegni senza essere veramente convinto di riuscire mai a finirli. Se si rivolgeva ad un parente adoperava maniere semplici e sbrigative, ma diventava molto diverso se si rivolgeva ad una persona facoltosa, allora oltre a mostrare la riverenza dovuta, esibiva tutta la sua cultura per colpire chi leggeva.  
Uomo colto, Raffaello ador˛ sottolineare spesso per iscritto che svolgeva il suo lavoro ispirandosi a quello degli antichi greci e romani, per˛ non parlava mai di cose personali (purtroppo per noi). Era troppo intelligente per non immaginare la curiositÓ che sarebbe nata dopo la sua morte; sicuramente, se mai si trov˛ a usare la penna per scrivere qualcosa di piccante, si premuný di ottenere sempre la garanzia che tutto venisse dopo velocemente distrutto.  
(FAGR 7-4-14)  
Raffaello Sanzio "Autoritratto" 
 
 
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