PITTURA OMNIA 
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LA CORRISPONDENZA DI MICHELANGELO BUONARROTI 
 
Michelangelo Buonarroti (1475-1564), secondogenito di cinque fratelli, era nato da una famiglia agiata del patriziato fiorentino e il suo destino di artista dipese da un momento di crisi finanziaria che colpì il padre, Ludovico di Leonardo Buonarroti Simoni. Nessuno nella sua famiglia aveva mai intrapreso una carriera artistica, ma essendo i suoi genitori stati costretti ad affidarlo ad una balia, il destino di quel bambino cambiò per sempre. Cosa accadde? Nulla di speciale, solo che il marito della balia faceva di professione lo scalpellino e il piccolo e intelligentissimo Michelangelo, ebbe modo di appassionarsi e imparare i primi rudimenti della scultura. Si diceva che suo padre Ludovico fosse alquanto severo e sicuramente trovare un altro uomo da imitare non dispiacque affatto al bambino. Quell'allontanamento da casa incise però altrettanto notevolmente sul suo carattere, giacché si può intuire da come agì da adulto, che percepì il problema della mancanza di denaro come qualcosa in grado di staccarlo dalla famiglia e da tutto quanto era abituato. Ciò lo renderà per chi lo amava parsimonioso e per altri suoi conoscenti dell’epoca, persino avaro.  
Sono molte infatti le lettere che il Bonarroti scrisse al padre durante la sua vita in cui raccontava faccende di denaro, sia come fu guadagnato che come fu speso. Questo fa pensare che il grande genio rinascimentale non avesse molto altro per la testa se si toglievano i soldi, tanto da ricordarci l'ossessione per il cibo descritta nel diario di Pontormo suo amico (vedi articolo:Il diario del Pontormo).  
Dagli epistolari si scoprono anche delle vere liti che fece Michelangelo a causa del denaro con persone sicuramente prima sue amiche. Egli parla ad esempio di alcuni dissapori con Antonio di Lapo e Lodovico di Guglielmo, scultori fiorentini, i quali vennero nominati nella sua corrispondenza con il padre in più di un’occasione. A quanto si può leggere Lapo e Lodovico si lamentavano con Messer Buonarroti del figlio Michelangelo. I motivi? Sempre i soldi ovviamente.  
In una lettera dell’ 8 febbraio 1507 inviata al padre da Michelangelo si legge:  
Reverendissimo padre. Io ò ricevuta oggi una vostra per la quale intendo come voi siate stato ragguagliato da Lapo e Lodovico. […] Ma sappiate che io non ò peccato nessuno in questo fatto dì che voi mi riprendete, né con loro né con nessuno altro , se non del fare più che non mi si conviene: e sanno bene tutti gli uomini con chi mi sono mai impacciato, quello che io do loro; e se nessuno lo sa, Lapo e Lodovico son quegli che lo sanno meglio che gli altri; che l' uno à avuto in uno mese e mezzo ducati venti sette e l' altro diciotto largi, e le spese. […] Quando si dolgono di me, voi dovevi domandare loro quanto gli erano stati con meco e quello che gli avevano avuto da me; e poi avresti domandato di quello che si dolevano.  
Da queste lettere al padre scopriamo anche che Michelangelo inviava a casa buona parte del suo guadagno per sicurezza, in quanto non si fidava di portare appresso tutti i suoi compensi come scrisse nel giugno 1509, mentre era a Roma intento nella lavorazione della volta della cappella Sistina.  
Reverendissimo padre. Più giorni fa vi mandai cento ducati iargi di quelli che io m'ero serbati qua per vivere e lavorare; e questo feci, perchè mi paion più sicuri costà che qua. Credo gli abbiate ricevuti. Pregovi gli portiate allo Spedalingo e fategli mettere a mio conto come stanno gli altri. À me è restato qua ottanta ducati: credo mi dureranno quattro mesi, e io ò da fare qua sei mesi ancora, innanzi che io abbia a avere danari dal Papa: però son certo mi mancherà danari, e stimo che è mi mancherà cinquanta ducati. Però vi prego che de' cento che voi avete promesso di rendermi, voi me ne rendiate cinquanta: el resto vi dono: con questo che infra quattro mesi voi gli abbiate a ordine a ogni modo , perché n' arò bisogno qua. [… ]  
Michelangelo ebbe un nipote di nome Lionardo con il quale dopo la morte del padre, iniziò una fitta corrispondenza; questo giovane faceva commissioni per lo zio già molto famoso e gli inviava doni come fiaschi di vino, ceci bianchi e rossi e piselli verdi. Essendo il genio toscano molto riconoscente a chi inviava doni che lo facevano risparmiare, ecco una sua lettera di ringraziamento del giugno 1561.  
Lionardo. – Io ò rìcievuto oggi a di venti dua di gugnio fiaschi quarantadu; di trebbiano; di che ti ringrazio. É molto buono: foronne parte agli amici, nome del mulattiere è Domenico da Pagine. E de' dua cappelli ti ringrazio. Are caro che m' avisassi come la fa la Francesca.  
L’ultima lettera alla famiglia è rivolta sempre al nipote ed è del 28 dicembre 1563, anche qui egli ringrazia di un dono ricevuto. Non stava molto bene però non voleva che Lionardo si scoraggiasse e non gli inviasse più nulla, così si fece forza e prese in mano carta e penna.  
Lionardo. – Ebbi la tua ultima con dodici marzolini begli e buoni; te ne ringrazio: rallegrandomi del vostro buon essere, e 4 simile è di me. E avendo ricevuto pel passato più tua, e non avendo risposto, è mancato perchè la mano non mi serve; però da ora inanzi farò scrìvere altri e io sottoscrìverò. Altro non m' acade. Di Roma, a di 28 ii dicembre 1563. Io MlGHELAGNIOLO BUONARROTI.  
Il 18 febbraio 1564 Michelangelo morì e sappiamo che fu Lionardo ad occuparsi della sua sepoltura. A questo devoto nipote il grande maestro lasciò ogni suo bene per ringraziarlo della generosità di cui lui invece raramente riuscì a far mostra.  
(FAGR 1-10-12) 
Michelangelo Buonarroti