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INDIVIDUA IL PERIODO STORICO DI UN QUADRO - PARTE 14 
 
L'Ottocento fu un periodo di profondi mutamenti storici (Impero napoleonico, Restaurazione, Rivoluzione del 1848 e Secondo Impero francese) che trasformeranno la società radicalmente. Gli artisti classici lavoreranno sempre con grande successo senza far mai trapelare nulla nella loro arte di quanto accadeva attorno a loro; essi mirarono non a propagandare le nascenti idee populiste come fecero i realisti, ma soltanto ad ottenere i premi che i potenti elargivano se producevano un'arte utile ai loro governi. La pittura di stile classico ottocentesca è divisibile in due parti: quella in voga durante l'era napoleonica di inizio secolo e quella successiva preferita dai regnanti della Restaurazione. 
 
Caratteristiche della pittura classica ottocentesca dell'ERA NAPOLEONICA 
 
1) Toni trionfali e esaltazione delle virtù eroiche 
Il Neoclassicismo esaltante i valori militari fu arte ufficiale di Stato fino alla disfatta di Napoleone. Questo stile pittorico fu cantato mirabilmente in Francia dal pittore Jacques-Louis David (1748-1825) che rimase accanto all'imperatore fedelmente fino alla sua morte. Questo stile non è difficile da distinguere dagli altri per il suo tono trionfale e le immagini pittoriche di chiaro indirizzo eroico. 
 
"Napoleone a cavallo" di David
 
2) Immagini che esaltano Napoleone come grande conquistatore (e non solo per le sue vittorie sui campi di battaglia). 
In Italia a cantare la gloria di Napoleone vi fu Andrea Appiani (1754-1817), il quale gli eseguì molti ritratti mirando però sempre ad esaltare la sua immagine di protettore di artisti e conquistatore di cuori femminili. Nel suo “Apoteosi di Napoleone” eseguito su ordine di Eugenio Beauharnais (figlio di Giuseppina Beauharnais, moglie dell'imperatore) nella villa Reale di Milano, Napoleone è seduto come nella raffigurazione di Raffaello Sanzio per Giulio II, ma invece di essere circondato da artisti, lo è di bellissime dame (passione particolare dell'imperatore). 
 
"Apoteosi di Napoleone" Appiani
 
Caratteristiche dello stile pittorico classico ottocentesco della RESTAURAZIONE 
 
1) Rifiuto totale delle novità pittoriche sia di stile romantico che realista. 
Lo stile pittorico della Restaurazione rifiutò ogni tendenza innovatrice nell'arte, digerendo malissimo quanto oltre a non essergli utile (come l'arte romantica) diventò ad un certo punto perfino ostile (come l'arte realista). I regnanti d'Europa accettarono soltanto la classicità del pittore neoclassico Ingres e verso la fine del secolo XIX, nei loro gusti entrò anche una leggerissima inflessione simbolica, ma sempre se non si oltrepassavano i limiti definiti della “decenza”. 
 
"Eco" di Alexandre Canabel
 
2)Linguaggio simbolista ispirato all'antico 
In tutte le tele del pittore Alexandre Canabel è bene evidente lo stile ingressiano con il roseo incarnato delle veneri (detto ingressiano) e i temi classicheggianti in chiave romantica. Il pittore Pierre Puvis de Chavannes venne molto apprezzato per il suo linguaggio pittorico ispirato all'antico che si prestava ad interpretazioni simboliste come accade nella sua tela: “Il bosco sacro caro alle Arti e alle Muse”. 
 
"Il bosco sacro caro alle Arti e alle Muse" Pierre Puvis de Chavannes
 
3) Gusto ingressiano 
L'arte del pittore neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), sarà quella che più influenzerà i pittori della classicità ottocentesca europea. Il suo spirito neoclassicista sarà l'unico che sopravvivrà all'era napoleonica fino a giungere alla fine del XIX secolo. Il gusto ingressiano consiste nella ricerca della bellezza e della perfezione dei classici, ideale assoluto di questo pittore. Innamorato dell'arte di Raffaello (visse a lungo a Roma), interpreterà anche i temi più romantici in chiave classicheggiante e questo sarà l'unico modo in cui i regnati europei di stampo illuminista sopporteranno le interferenze sentimentali del Romanticismo. 
 
“Venere Anadiomene" di Ingres
 
Nel 1853 Charles-François Jalabert ebbe molto successo al Salon ufficiale parigino con il quadro “Ninfe che ascoltano il canto di Orfeo”. Come si può notare la sua arte è vicina a quella di Ingres e molto lontana dal realismo di Coubert (vedi: Individua il periodo storico di un quadro -Parte 13) e per questo fu molto apprezzata dalla critica. 
 
"Ninfe che ascoltano il canto di Orfeo" di Jalabert
 
Per la tela “Nascita di Venere” esposta nel 1863 al Salon di Parigi, Alexandre Canabel ebbe in premio la Legione d'onore e fu eletto membro dell'Académie des Beaux Arts. Premi simili gli artisti delle correnti moderne potevano solo sognarseli e questo mostra come fosse apprezzato dai potenti il classicismo ingressiano. 
 
"La nascita di Venere" di Alexandre Canabel
 
4) La flessione simbolica accettata nell'arte classica ottocentesca. 
A fine Ottocento la mitologia fu imposta agli artisti che volevano guadagnarsi da vivere dignitosamente. Seguendo i loro impulsi repressi essi daranno vita alla nascita del movimento artistico simbolista per esprimere la loro inquietudine. Questo tipo di innovazione venne accettata nei Salon ufficiali, ma solo se si riferiva ad un passato perduto che si voleva esaltare. Ciò che piacque ai potenti fu principalmente lo stile nostalgico di un passato leggendario che aleggiava in qualche quadro simbolista, per cui si incoraggiò gli artisti a proseguire su questa strada. 
Il dipinto “Orfeo” di Gustave Moreau (1826-1898), esposto nel Salon del 1866, venne acquistato subito dallo Stato francese proprio per invogliare gli artisti a proporre un'arte non contaminata dalle volgarità moderne. 
 
"Orfeo" di Moreau
 
Riassumendo 
Al contrario del movimento realista che rifiutò la mitologia o di quello Romantico che la usò esprimendo forti emozioni, nell'Ottocento si vide l'arte classica sempre amatissima dai regnanti. Nell'era napoleonica con il Neoclassicismo come arte di Stato, si usò solo esaltare la virtù dell'eroismo militare e quelle in generale di Napoleone. Nel periodo della Restaurazione invece, si accettò solo il neoclassicismo del pittore Ingres. A fine secolo nei gusti dei nobili entrarono anche delle influenze simboliche, accettate però solamente a patto che non contaminassero con idee populiste l'arte classica, ma al contrario la rendessero ancora più affascinante perché un poco rinnovata. 
(FAGR 7-10-17) 
 
 
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