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QUANDO VENERE E CUPIDO NON SONO ALL'ALTEZZA DELLA LORO FAMA 
 
Secondo il mitografo Omero, “Alla più bella” era la frase scritta sulla mela nella gara in cui il troiano Paride fu scelto come giudice per valutare la bellezza più spiccata tra Atena, Giunone e Venere; il frutto simbolo assoluto di potere fu da lui donato a quest’ultima, scatenando l’ira della altre due contendenti. Di fronte al dipinto di Girolamo di Benvenuto (1470-1524) intitolato “Venere e Cupido”, si è però propensi a dubitare della capacità di giudizio di Paride perché in quest’opera la dea della bellezza risulta tutt’altro che bella; la sua posa sembra più adatta ad un vecchio affaticato che non alla dea dell'amore tanto cantata dai poeti.  
Neanche il pittore Cornelis van Haarlem (1562-1638) dovendo affrontare lo stesso tema pittorico, riuscì a dare risalto al mito della bellezza di Venere, infatti nel suo dipinto la dea appare senza alcun fascino divino.  
Che dire poi di Lucas Cranach (1472-1553) che creò una Venere dallo sguardo davvero poco dolce, quasi cattivo e sicuramente poco sensuale?  
Non solo per Venere ma anche per suo figlio, il dio dell'amore Cupido, esistono immagini pittoriche che lasciano perplessi; citiamo come esempi i dipinti di Jan Gossaert (1478-1532) dove il dio alato mostra un inconsueto fisico da culturista e quello di Jacques de Gheyn II (1565-1629) con un Cupido dal viso davvero poco adatto ad un corpo fanciullesco.  
E' chiaro che questi pittori desiderarono conciliare l'umano con il divino, tuttavia appare evidente che l'equilibrio tra le due parti non fu da loro assolutamente trovato.  
(FAGR 7-10-14) 
 
Girolamo di Benvenuto  
 
Cornelis van Haarlem  
 
Lucas Cranach (part.) 
 
Jan Gossaert  
 
Jacques de Gheyn II