PITTURA OMNIA 
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UN GHEPARDO A CAVALLO 
 
Cos'è più strano: un ghepardo che si fa tranquillamente trasportare sul dorso di un cavallo o un uomo che si tiene un ghepardo alle spalle mentre cavalca?  
Sembra il quesito di un numero da circo, invece è quello che può pensare un osservatore se si trova di fronte ad un particolare dell'imponente e spettacolare affresco di Benozzo Gozzoli a Palazzo de'Medici-Riccardi di Firenze. (Immagine in fondo alla pagina)  
Fu Piero de'Medici a commissionare a Benozzo questo ciclo di affreschi dedicato ai tre re Magi ed egli volle che ogni re occupasse una parete del vano principale. A differenza di quanto potrebbero suggerire i soggetti, il tema conduttore non fu di tipo religioso, ma la paganissima caccia. Scelta insolita, anche se Piero desiderò solo esaltare la propria nobilità e quella dei suoi “amici”.  
Gozzoli inserì in queste pitture i ritratti di molti uomini illustri del tempo come Sigismondo Malatesta o Galeazzo Maria Sforza, ma il protagonista della nostra “stranezza” è un de'Medici, precisamente Giuliano de'Medici. Il suo ritratto si trova nella parte con l'affresco dedicato a Melchiorre, è vestito d'azzurro e trasporta sul suo cavallo dietro di se un ghepardo da caccia.  
La caccia con il felino ebbe origine in europa nel Medioevo; risulta che i ghepardi e i leopardi, fossero presenti in alcune delle corti italiane come quella dei Visconti, degli Sforza, degli Estensi e dei Gonzaga. Essi divennero dei simboli di lusso come il decorare i propri cavalli con monili d'oro e ogni nobile famiglia, li fece pervenire dall'Africa per esibire la propria ricchezza. Addestrati per la cattura di lepri e cervi, i felini venivano incappucciati e tenuti al guinzaglio finchè non si avvicinavano alla preda e solo allora, venivano liberati dalle bende e lasciati liberi. Nulla di strano quindi che tali animali apparissero in scene pittoriche di caccia, ma trascurare il carattere nervoso di tali felini, lascia comunque perplessi. Che un ghepardo adulto alto 160 cm. e dal peso di circa 65 kg. possa stare seduto nella posa in cui l'ha dipinto Benozzo, senza superare in altezza il cavaliere è fuori del comune. Nel dipinto invece poco più grande di un gatto, quasi fosse un cucciolo, ma se lo fosse stato, sarebbe stato anche impreparato per la caccia e pertanto la maschera calata sul muso come se fosse pronto a compiere un dovere di cacciatore, non avrebbe avuto motivo di esserci. Ma non è finita qui, l'uomo di fianco a Giuliano de'Medici, ha la chiara intenzione di far salire a cavallo niente di meno che un leopardo, il quale si sa, oltre ad essere più selvaggio e meno addomesticabile di un ghepardo, pesa fino a 100 chili. Certo nessun cavallo si prenderebbe in groppa né uno né l'altro e se i de'Medici volevano mostrarsi audaci cavalieri incuranti del pericolo e capaci di ogni prodezza, come minimo si può dire che hanno davvero esagerato.  
(FAGR 10-9-09)