PITTURA OMNIA 
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GUIDO RENI, IL PRECURSORE DEI MAESTRI MODERNI 
 
La storia insegna.  
Questo è quello che certamente pensò Guido Reni, pittore secentesco cresciuto nella cerchia dei Carracci a Bologna. Tutti ai suoi tempi conoscevano le storie (a volte vere e a volte solo in parte vere) delle vite dei pittori cinquecenteschi perchè divenute già leggenda.  
Non c'era artista che ignorasse il successo della bottega del Verrocchio attiva nella seconda metà del Quattrocento, da cui uscirono celebrità come Botticelli, Leonardo da Vinci, Lorenzo di Credi e Perugino, ognuno con il proprio stile personale, la propria personalità e la capacità di imporsi nel mondo.  
Guido Reni oltre a questo, sapeva anche che il nome del Verrocchio stava già cominciando a svanire dalla mente delle persone, ma il ricordo dei suoi allievi invece brillava ogni giorno sempre di più. Egli poi adorava la pittura di Raffaello Sanzio e siccome la storia insegna, sicuramente riflettè anche su quanto accadde al Perugino, maestro del Sanzio, il quale poveretto, perse la commissione di affrescare le Stanze Vaticane per colpa dell'allievo a cui il papa Giulio II lasciò l'intera opera.  
La storia insegna e a questo punto bisogna aggiungere che il Reni fu lesto ad imparare.  
La prima cosa che questo artista fece non appena divenne a sua volta maestro, fu di togliersi la spada di Damocle pendente sulla sua testa che minacciava di cacciarlo nell'oblio e privarlo della gloria postuma. Deve aver considerato una follia continuare a permettere ai propri allievi la totale libertà espressiva concedendo di conseguenza anche la possibilità di surclassare e umiliare chi generosamente donava il proprio sapere.  
Cosa fece? Essendosi guadagnato molta fama lavorando per il pontefice a Roma, appena ottenne la direzione dell'importante Accademia delle Arti di Bologna, diede il via ad un diverso modo d'insegnare dandosi da fare per limitare e bloccare l'operato dei suoi discepoli prima che potessero diventare un problema. Tale tattica per impedire l'ascesa e la fama tra i committenti dei suoi allievi, gli risultò infine un lavoro facilissimo come del resto lo è sempre l'infierire su ragazzi inesperti di vita. Sebbene alcuni degli sfortunati giovani della sua scuola siano stati riscoperti dai critici negli ultimi decenni del Novecento, tra cui vi sono il Cagnacci e il Cantarini, lui riuscì comunque a garantirsi più rilievo sui libri di storia dell'arte. Tuttavia il suo rapporto burrascoso con i discepoli non restò certo sconosciuto. Spesso i giovani talenti gli si ribellarono contro appena capivano che il saccente maestro voleva ridurli a semplici garzoni che dovevano solo copiare la sua arte. Tra i sopravvissuti alla maniera d'insegnare di Guido sono da ricordare Simone Cantarini detto il Pesarese e Francesco Gessi, entrambi pieni di talento e per questo, duramente attaccati da chi avrebbe dovuto aiutarli. Simone ebbe una vita di stenti e vagabondaggi a causa dell'odio del maestro e potè tornare a lavorare a Bologna solo quando morì il suo potente osteggiatore. Francesco Gessi, anche lui in contrasto con il Reni che gli rese la vita molto amara, fece il possibile per opporgli resistenza, ma essendo un pittore sconosciuto ai più, è chiaro che alla fine perse. A nessuno finchè egli fu in vita, concesse di sviluppare un'arte diversa dalla sua di stile accademico perchè il grande sabotatore dall'alto della sua cattedra, usò la tattica di farsi credere l'unico ad essere in grado di capire cosa fosse il bello in arte. Notevole da parte sua fu poi il diffondere l'idea che se non si frequentava un'accademia non si poteva neanche essere degni di rispetto come artisti. Spietatamente derise e trattò come nullità chi provava qualcosa di nuovo e al contrario di Verrocchio, Ghirlandaio, Perugino e altri maestri nati prima di lui, usò il suo potere non per sostenere, ma per distruggere ogni novità. Si dice che l'arte classica italiana secentesca e seguente, divenne a poco a poco sempre più scadente perchè l'accademismo uccise ogni creatività negli artisti, ma è un'analisi troppo in generale della faccenda. La domanda che ci si deve porre è perchè mai gli artisti che frequentarono un'accademia dopo Guido Reni persero ogni capacità d'essere originali. Colpa dei governanti che controllavano queste istituzioni d'arte, direbbe qualcuno. Sicuramente fu anche così, ma soltanto i maestri potevano inibire i giovani fino al punto da togliere loro ogni speranza di lavorare se non facevano a loro modo. Che l'insegnamento di tipo distruttivo ebbe quindi successo è fuori questione e che Guido Reni può essere considerato il primo maestro d'arte moderna, altrettanto.  
(FAGR 11-10-09) 
Guido Reni "Autoritratto" 
 
 
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