PITTURA OMNIA 
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SEBASTIANO DEL PIOMBO E I DISEGNI DI MICHELANGELO 
 
Se si chiediamo ad un uomo, donna, bambino, anziano, chi sia Michelangelo Buonarroti o Raffaello Sanzio, è certo che lo sappiano. Se si chiede invece sempre ad un uomo, donna, bambino, anziano, chi sia Sebastiano Luciani detto del Piombo, è probabile che ignorino chi sia. Non basta più essere semplicemente un uomo, una donna, un bambino o un anziano, ma bisogna aver fatto degli studi d'arte abbastanza approfonditi, aver studiato il Rinascimento pittorico con altrettanta attenzione per saperlo. Ebbene Sebastiano del Piombo era un pittore, attivo a Roma negli anni in cui Michalngelo e Raffaello si affrontavano in grandezza nella Città del Vaticano. Veneziano, di soli due anni più giovane di Raffaello, si trasferì a Roma su richiesta del banchiere Agostino Chigi e dal 1531, divenne frate e piombatore pontificio.  
Come tutti i pittori veneti che non facevano mai disegni preparatori sulla tela, ma disegnavano direttamente con il colore, anche Sebastiano lavorava alla stessa maniera con l'unica differenza, che pittori come Tiziano disegnavano con il pennello con gran facilità, mentre il povero Luciani aveva qualche difficoltà. Si sa infatti con assoluta certezza che Michalangelo gli passò numerosi disegni per permettergli di creare dei buoni dipinti. Michelangelo, proprio lo stesso che non voleva allievi, che aveva pessimi rapporti con tutti i pittori (bravi) e poi cosa fa? Dà niente meno i suoi disegni a Sebastiano del Piombo. La domanda che ci si pone è: perchè? Perchè quest'uomo che ha iniziato tardi a dipingere e che non riusciva a creare composizioni decenti da solo, è riuscito ad ottenere della generosità da uno dei più scorbutici artisti mai esistiti? Probabilmente la risposta è più di una. Cominciamo dalle lettere: i due iniziarono a tenere un'assidua corrispondenza dopo la partenza da Roma dello scultore nel 1517. Sebastiano gli inviava notizie riguardanti tutto ciò che accadeva nella capitale ad esempio, Michelangelo ebbe la notizia della morte di Raffaello nel 1520, proprio dal suo amico di penna, il quale con l'animo davvero poco addolorato di fronte a tale perdita, spese poche parole concentrandosi solamente su una raccomandazione che voleva per ottenere la commissione della decorazione della Sala dei Pontefici ( che non avrà mai).  
Nel 1517 avvenne un fatto che stupisce e sorprende allo stesso tempo: il cardinale Giulio de'Medici indice una gara (nel Rinascimento le amavano tanto) tra Sebastiano e niente di meno che Raffaello Sanzio d'Urbino; il primo avrebbe realizzato la “Resurrezione di Lazzaro” e l'altro la “Trasfigurazione”. L'assurdità della cosa fa nascere un sorriso sulle labbra di chiunque legga una tale notizia, eppure ci si domanda, chi può aver fatto una tale pubblicità a questo veneto? La scalata verso il successo di Luciani pare iniziare subito dopo la partenza di Michelangelo, quando ormai l'unico indiscusso maestro a Roma è Raffaello. Una coincidenza? Lo scultore che detestava il Sanzio apertamente, si ritrova a lasciargli campo libero, possibile allora che abbia visto in Sebastiano l'unica pedina rimastogli per cercare di contrastare il rivale? Gli aveva forse lasciato i suoi disegni e le sue idee compositive nel tentativo di rendere i lavori del pover uomo, migliori di quanto non sarebbe mai riuscito a fare da solo? Se così fosse, il senso di questa amicizia comparirebbe non basata sulla generosità verso un collega (pensiero in effetti strano per una mente come quella del Buonarroti), ma tuttalpiù scambio di favori per puro interesse.  
L'idea di Michelangelo comunque sembra funzionare e Luciani riesce ad attirare l'interesse verso di se. Dunque la sfida è aperta. Raffaello da una parte e Sebastiano del Piombo con il trucchetto di Michelangelo alle spalle, dall'altra. Il Sanzio non sembra comunque per nulla preoccuparsene, infatti due anni dopo, Luciani scrive all'amico che Raffaello non ha ancora cominciato la Trasfigurazione, segno evidente di quanto dovesse importargli poco di quella sfida. Sebastiano aveva già quasi finito la Resurrezione di Lazzaro e scrive che non vuole mostrarla finchè l'urbinate non avesse esposto la sua opera. E' proprio vero il detto che chi la fà, l'aspetta, visto che si preoccupava che un grande come il maestro d'Urbino, potesse rubargli l'idea, tra l'altro non sua. Alla fine però, probabilmente su insistenza di Giuliano de'Medici nel 1519, fu proprio la Resurrezione di Lazzaro ad essere vista per prima, perchè la Trasfigurazione non era ancora compiuta. Nonostante l'opera di Raffaello non fosse finita, è inutile chiedersi chi possa aver vinto perchè il cardinale, si rifiutò di pagare a Sebastiano la cifra stabilita in precedenza di mille ducati, donandogliene invece ottocento. Purtroppo il Sanzio morì poco dopo, ma la Trasfigurazione è un tale capolavoro che anche se incompiuto non può essere paragonato all'opera di nessun'altro. Un'altra cosa appare chiara, gli sforzi dello scultore fiorentino di far ascendere Sebastiano Luciani tra le stelle della pittura e di far scendere Raffaello dall'Olimpo dell'arte, sono risultati sia sul momento che nel trascorrre del tempo, assolutamente vani.  
Cosa avvenne dopo la morte di Raffaello?  
La fama dell'urbinate accrebbe a tal punto da far dire che quando morì la terrà tremò e che il papa di allora Leone X, si nascose nella sua stanza spaventato. Questa gloria sembrò pesare molto di più su Sebastiano del Piombo con Raffaello morto che non mentre viveva e la prova, è visibile a noi dalla sua rinuncia a completare la decorazione della cappella Chigi in Santa Maria del Popolo (commissione affidatagli degli eredi del Chigi) per non dover dipingere proprio sotto le figure del maestro urbinate. Alla fine prese a temere il confronto diretto con le opere dell'artista che aveva osato sfidare in vita. Solo la morte del Sanzio riuscì a fargli comprendere che neanche con l'aiuto di Michelangelo, lui avrebbe potuto reggere tale confronto.  
Che ne fu dell'amicizia di Michelagelo e Sebastiano?  
Si ruppe definitivamente nel 1534. Pare che il Luciani convinse il papa a far dipingere a Michelangelo le pareti del Giudizio Universale ad olio invece che ad affresco; lo scultore si rifiutò e non iniziò a lavorare finchè non potè fare a modo suo, dicendo che <...il colorire a olio era arte da donna e da persone agiate et infingarde, come fra' Bastiano...>  
Come ci rivela poi il Vasari, "gli tenne odio fino alla morte di lui", potendo così infine tornare a fare quello che al Buonarroti riusciva meglio dopo l'arte: odiare tutti i pittori (bravi e non) fino alla  
morte.  
(FAGR 22-7-09)  
 
Raffaello Sanzio "Trasfigurazione" 
Sebastiano del Piombo "Resurrezione di Lazzaro"