PITTURA OMNIA 
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SANSOVINO, BRAMANTE E IN GIURIA: RAFFAELLO 
 
La rivista “Pittura Omnia” generalmente si occupa di notizie del campo della pittura, ma faremo questa volta un'eccezione ed entreremo nel mondo della scultura per narrarvi il caso in cui il pittore urbinate Raffaello Sanzio, fu coinvolto in una faccenda alquanto insolita.  
Partiamo dal principio.  
Nel 1506 fu ritrovato lo straordinario gruppo marmoreo del Laocoonte e subito venne acquistato dal papa Giulio II che intendeva porlo nel cortile vaticano del Belvedere iniziato dall'architetto Bramante un anno prima.  
Secondo il Vasari nel 1510 (probabilmente quando le lavorazioni del “cortile del Belvedere” erano già terminate), il papa chiese a Bramante di occuparsi della restaurazione del Laocoonte al quale mancava il braccio destro sia alla figura del padre che ad uno dei figli.  
L'architetto per segnalare il più degno a tale compito, decise di indire una gara fra quattro scultori, i quali avrebbero dovuto realizzare una copia in cera del Laocoonte in tutta la sua interezza; la migliore sarebbe stata poi fusa in bronzo e allo scultore vincitore, sarebbe toccato l'onore di sistemare il capolavoro antico.  
Per motivi che sfuggono, non fu però Bramante a decidere quale fosse l'opera più bella, bensì Raffaello Sanzio.  
Viene naturale chiedersi come mai Giulio II con Michelangelo presente in San Pietro per decorare la Cappella Siustina, preferì affidare ad un pittore il ruolo di giudice in una gara tra scultori. E non è chiaro neppure perchè scartò Bramante, infondo era stata sua sia l'idea di organizzare una gara per scoprire l'artista più bravo.  
Sappiamo che Michelangelo ammirò molto il Laocoonte quando venne alla luce e non affidare a lui il suo restauro o almeno il ruolo di giudice in quella sfida, suscita il sospetto di una manovra di Bramante per tagliarlo fuori dalla commissione.  
Il suo odio verso lo scultore fiorentino è risaputo, tutti sono a conoscenza di quanto abbia influito sul pontefice la sua voce per impedire che realizzasse le gigantesche statue del progetto della tomba di Giulio II.  
Comunque, stabilito che non sarebbe stato né Bramante né Michelangelo il giudice di quella gara, sicuramente il papa si sarà lasciato consigliare dal suo architetto su chi potesse essere la persona giusta. Egli suggerì così il nome del suo giovane parente Raffaello e ciò oviamente con il fine di decidere il vincitore al suo posto.  
La fama di Raffaello era in ascesa, il pontefice nel 1510 aveva già licenziato molti artisti in favore dell'urbinate e visto come si svolsero i fatti, lo ritenne anche idoneo a giudicare una gara tra scultori.  
Bramante fu come sempre geniale nel manovrare la situazione, commise solo l'errore di ritenere Raffaello facilmente plasmabile.  
Il pittore urbinate alle prese con gli affreschi vaticani da due anni, era diventato in quel periodo molto amico dell'archittetto e scultore Andrea Sansovino che soggiornò a Roma dal 1504 al 1513 e a vincere la gara della scultura di cera, fu Jacopo Tatti, meglio conosciuto come Jacopo Sansovino, allievo prediletto di Andrea Sansovino (l'allievo prese il cognome del maestro anche se non esisteva alcun grado di parentela).  
E' facile a questo punto intuire quanto questa scelta non sia piaciuta a Bramante; il Sansovino stava riscuotendo a Roma non poche committenze, compreso il rifacimento del Santuario della Santa Casa di Loreto che Bramante dovette abbandonare nel 1509.  
La rivalità tra gli artisti di quel tempo è giunta fino a noi e Raffaello non ignorava di sicuro che Sansovino, architetto come il suo potente parente, non rietrava nelle grazie di Bramante. Essendo la scuola del suo nemico assai rinomata a Roma non aveva potuto escludere il Tatti dalla competizione, però si può ben dire che se fosse stato per lui, l'allievo del Sansovino si sarebbe classificato in ultima posizione.  
Il grande Raffaello si sarà posto il quesito se privilegiare l'allievo migliore di un suo amico o far vincere chi voleva Bramante, oppure pensò solo a porre la corona in testa all'autore dell'opera migliore?  
Temo non lo sapremo mai.  
(FAGR 9-7-10)  
 
Ritratto di Jacopo Sansovino di Donato Bramante 
Ritratto di Bramante nella "Scuola d'Atene" di Raffaello 
Autoritratto di Raffaello nella Scuola d'Atene 
 
 
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