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LA TEMPESTA 
 
La tempesta per gli uomini del passato rappresentava sempre presagi funesti, imprevisti sfortunati, insomma tutto quanto di negativo può venirci in mente e così venne intesa anche dal pittore veneto Giorgione (1478-1510) (vedi articolo: Il senso della "Tempesta" ).  
Le tempeste in arte iniziarono a cambiare il loro significato con l'avvento del Preromanticismo a fine Settecento e furono dipinte poi per l'intero Ottocento con l'intento di rappresentare l'inquietudine dell'animo umano. La furia degli elementi divenne un simbolo di paura e tormenti interiori e non più solamente la rappresentazione di un evento esteriore capace di distruggere l'uomo (vedi: NeoClassicismo e Romanticismo).  
Il mare in burrasca fu così un tema ricorrente nel XIX secolo (vedi immagini in basso di Joseph Vernet (1714-1789), Thomas Cole (1801-1848) e Ivan Aivazovsky (1817-1900)), in quanto soggetto perfetto per la raffigurazione di ogni negatività.  
Esso si usò in vari modi, ad esempio Peter Fendi (1796-1842), volle portare sulla tela una famiglia al riparo nella propria casa dalle intemperie, dove la furia del temporale si intravede solo da una piccola finestra da cui la madre di tre bambini piccoli sta guardando e ciò per mostrare in una immagine quanto è racchiuso nel cuore di ogni persona, ossia il bisogno sentirsi protetti da quanto può farci del male (la famiglia come nucleo principale di protezione e la casa come difesa dalla tempesta che tutto può travolgere).  
Ai presagi funesti i pittori romantici non credevano ormai più e anche se si trattava questa volta di fissare un legame stretto con la vita spirituale umana, la tempesta fu ritenuta di nuovo un perfetto ideale rappresentativo.  
(FAGR 7-5-15)  
 
Giorgione 
 
Joseph Vernet  
 
Thomas Cole  
 
Ivan Aivazovsky  
 
Peter Fendi