PITTURA OMNIA 
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L'INVERNO 
 
L'iconografia paesagistica si sviluppò tardi rispetto agli altri generi di pittura. Il quadro "La tempesta" di Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/78 - Venezia 1510), viene considerato il primo paesaggio della storia dell'arte occidentale eseguito ad olio e fu creato agli inizi del Cinquecento. I pittori veneti seguendo l'esempio di questo maestro, diedero da subito più importanza alla natura nei loro dipinti, ma la pittura toscana che imperava nel XVI secolo, la ignorò completamente.  
A Roma verso gli ultimi anni del Cinquecento, i fratelli fiamminghi Bril, Mattheus e soprattutto il più conosciuto Paul, preannunceranno in anticipo l'arte paesaggistica che solo nel Seicento incomincerà a prendere piede. Essi raffigurarono vedute con ponti e porti che daranno vita ad un mondo agreste di grande naturalezza e la loro arte, catturerà l'interesse di molti altri artisti come Lorrain e Poussin, i quali nel XVII secolo, fecero scuola a tutti i pittori del loro tempo nel campo paesagistico. Si dovrà però aspettare il diciottesimo secolo per vedere comparire i primi soggetti raffiguranti la natura priva della presenza di dei mitologici, esseri umani o animali.  
In questo primo articolo dedicato alla pittura di paesaggio, ci occuperemo della stagione capace di creare più emozioni differenti nell'animo degli artisti: l'inverno.  
Gli artisti tedeschi Anton Doll (1826-1887), Frederik Marinus Kruseman (1816-1882) e Barend Cornelius Koekkoek (1803-1862), videro l'inverno come un momento di gioia e di divertimento. Fiumi e laghetti ghiacciati che diventavano piste di pattinaggio, piacevano molto alla gente e per questo se ne diedero interpretazioni favolistiche. Ma non tutti i pittori rappresentarono la neve solo come una un'allegra fata, molti al contrario, trasformarono la sua bellezza in un violento e travolgente moto della natura che può anche far paura.  
Turner immortalò il vortice di una tormenta di neve che circonda una piccola nave sul mare, la quale rimane in balia della forza dei venti .  
L'artista François Régis Gignoux (1816- 1882), dipinse le cascate del Niagara in tutta la loro sfolgorante bellezza quando d'inverno sono ricoperte dal ghiaccio, senza però trascurare di dare allo stesso tempo l'impressione del terrore che la loro grandezza può infondere nella stagione più fredda dell'anno.  
I pittori impressionisti Sisley, Monet e Gauguin, puntando unicamente alla ricerca degli effetti di luce sulla neve, donarono ai loro paesaggi innevati una maliconia struggente. Fecero altresì vivere nelle loro tele il senso di impotenza che la neve bloccando la viabilità delle strade, causa suo malgrado.  
Adrianus Eversen (1818-1897) e il danese Fischer Paul (1860-1935), ci mostrano nei loro dipinti scorci cittadini innevati con la gente che si arraggia come può per affrontate la rigidità del clima.  
L'inverno visto in modo favolistico o con la durezza che a volte sa portarci, venne raffigurato in tutte le sue forme nuove nel XIX secolo. Nel Novecento la novità consisterà nella ricerca degli artisti per dare al paesaggio aspetti fuori del comune; essi usarono la scomposizione del disegno iniziata da Picasso con il suo Cubismo e proseguirono gli studi sugli effetti coloristici nei rapporti tra colore e luce incominciate dagli impressionisti e dai post-impressionisti.  
(FAGR 15-11-10) 
 
Anton Doll  
 
Frederik Marinus Kruseman  
 
Barend Cornelius Koekkoek  
 
Jacobus Van Der Stok  
 
Eversen Adrianus  
 
Fischer paul  
 
François Régis Gignoux  
 
William Turner  
 
Alfred Sisley  
 
Paul Gauguin  
 
Claude Monet