PITTURA OMNIA 
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PITTURA GRECA 
 
Dopo la morte di Alessandro Magno nel 323 a. C., i greci iniziarono il periodo più luminoso della loro storia (durò fino al 30 a. C.), dove si diffuse la loro cultura un po' dovunque nell'impero che crearono chiamato Magna Grecia. L'arte fu usata per magnificare le conquiste militari e la potenza politica raggiunta nel sottomettere popoli. Tutto quanto piacque delle civiltà antiche i greci lo assimilarono, rielaborando invece ogni forma artistica ritenuta non in sintonia con le loro convinzioni: leggende orali, sculture, pitture ect.  
L'antropomorfismo greco nato con la divulgazione dei testi omerici, vedeva gli dei dell'Olimpo distinguersi dagli uomini unicamente per la maggiore forza e bellezza fisica, questo produrrà un attenzione sul corpo umano mai esistita prima che si rifletterà in ogni opera artistica. L'arte figurativa incomincerà così il suo maggiore sviluppo raggiungendo vette altissime nella esecuzione di capolaviri che diventeranno scuola per il mondo. E' opinione generale che furono l'architettua e la statuaria i campi più amati dagli artisti greci per esprimersi, ma in realtà essi non trascurarono affatto la pittura; i dipinti purtroppo non resistettero all'usura del tempo come invece le statue e i templi, lasciandoci perciò poche tracce della loro esistenza.  
Che lo sviluppo della pittura greca dovesse essere stato pari a quello della statuaria però, ci è rivelato dall'arte vasaria della ceramica, un prodotto artigianale robusto di cui sono state ritrovate molte testimonianze. I ceramisti riproducevano i lavori dei pittori più famosi risolvendo i problemi della narrazione sintetizzando le forme e quindi non sapremo mai come di preciso potessero essere le conquiste tecniche in pittura in base agli studi del corpo umano ben risaltati invece dalla statuaria, però vi sono comunque visibili notizie assai interessanti.  
Nell'antica Grecia come per i poeti e gli scultori, la sensibilità dei pittori si concentrò unicamente sull'utile, senza la quale per loro non poteva esistere il bello. Essi dipingevano allora navi, templi, ricche dimore, oggetti posti sotto l'abilità tecnica del dio Efesto (nome romano Vulcano) come armi, scudi etc.  
Le storie mitologiche davano spunti narrativi per esprimere le proprie idee politiche sui fatti che accadevano sul momento e con il passare del tempo dalle decorazioni sui vasi, si poté intuire come cambiava il pensiero umano.  
Le tecniche pittoriche vasarie cambiarono di secolo in secolo per migliorare gli effetti pittorici, segno di progressi nella pittura che per riprodurli abbisognavano di modifiche.  
Nel IV secolo a. C. in poi, ai tempi del famoso Polignoto, (il divo del pennello di quei tempi), appare un impoverimento nell'arte vasaria. Lo stile di questo grande pittore cantato nell'antichità, sarà difficile da eseguire sui vasi perciò ne uscirà un manierismo piacevole, però senza nessuna poeticità.  
Di Polignoto che incantò con le sue opere non ci è rimasto nulla, ma la sua grandezza è ricordata dagli scrittori e dall'impossibilità di artisti più modesti come i vasai, di riprodurre la sua arte su anfore e vasi. Le fonti ci dicono che egli dipingeva con i colori fondamentali (nero, bianco, rosso e giallo) con straordinaria ricchezza tonale fatta di grande varietà di mezze tinte e con solidi impianti narrativi.  
Chissà, forse Polignoto s'impegnò anche molto nello studiare un modo per non essere facilmente copiato dai vasai, senza supporre ovviamente che proprio loro, avrebbero potutofarci conoscere meglio le sue opere.  
(FAGR 4-9-10)  
 
Affresco greco dalla "Tomba del tuffatore" (480/470 a.C.)