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LE FAVOLE DI LEONARDO DA VINCI 
 
Tra le molte cose che ci lasciò Leonardo da Vinci (1452-1519) appaiono anche delle favole molto belle. Non ci fu campo intellettuale che non affascinò il genio toscano e tutto quanto fece risultò di grande importanza per i posteri, compreso quanto annotò per diletto. Non è difficile immaginare che essendo un carattere di natura originale e ammirando come le favole greche lanciavano sottintesi al prossimo divertendolo, abbia voluto evitare di servirsi del lavoro di Esopo (6 secolo a.C.), inventore delle favole e di Fedro (15 a.C — 50 d.C.), altro grande scrittore di questo genere letterario per scriverne delle nuove personalmente. Di sicuro però di questi due grandi scrittori ne imitò lo stile. Egli certamente lesse da qualche traduzione dal latino le loro opere e siccome sappiamo che imparò tale lingua come autodidatta verso i quarant'anni, la data in cui iniziò a scrivere le sue favole dovrebbe aggirarsi attorno alla fine del Quattrocento. 
Il grande maestro appuntò sempre sui suoi fogli quanto credeva vero tra cui anche il pensiero: “l'uomo è il guastatore di ogni cosa creata”, prova questa della sua bassa opinione verso gli esseri umani. E' comprensibile quindi il suo desiderio di poterli cambiare in meglio. La sua deduzione dev'essere stata perché non come fecero Esopo e Fedro? Lo scopo moraleggiante delle favole dai tempi dei tempi è quello di mandare messaggi per educare i popoli e la storia ha sempre dimostrato che è un buon metodo. 
Esopo e Fedro s'imbarcarono nell'impresa di provare a convincere i propri simili a comportarsi decentemente e il da Vinci fece lo stesso. Doveva del resto trovarsi spesso in difficoltà tra la grettezza di fondo della gente del suo tempo o non avrebbe scritto anche un galateo ricco di norme per come ci si doveva comportare a tavola (vedi articolo: I segreti in cucina di Leonardo da Vinci). 
Egli usò nei suoi brevi racconti per migliorare i pensieri umani la natura, sia vegetale che animale, in modo simile allo stile di Esopo e Fedro, i quali preferirono essere concisi dal punto di vista letterario. 
Le storie gaie possono è vero avere molto potere sull'animo umano e agire sulle convinzioni sbagliate modificandole, così è stato in passato e sempre sarà... naturalmente solo se si posseggono delle orecchie per ascoltarle. Auguriamoci fosse così per chi stette vicino a Leonardo perché si può scommettere che lui pensava ai suoi contemporanei quando prese in mano una penna per scrivere la sua prima favola. 
(FAGR 26-9-15) 
 
 
Leonardo da Vinci 
 
 
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