PITTURA OMNIA 
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GIOTTO 
 
Giotto nacque nel 1266 ca. a Colle di Vespignano nel Mugello, a pochi chilometri da Firenze, e anche quando si trasferirà a Firenze rimarrà sempre legato a Colle, dove acquisterà casa e terreni. E’ figlio di Bondone, un contadino, ma la sua fama diverrà tale che i suoi contemporanei, pieni di ammirazione, lo celebreranno al punto da lasciarci più documentazioni di qualunque altro artista del suo periodo. Le sue opere compaiono nelle cronache cittadine e letterati famosi come Dante, Boccaccio e Petrarca che lo citeranno nei loro scritti. A Firenze nel suo tempo fu trattato come un eroe nazionale e la novellistica s’impadronì della sua figura, attribuendogli motti e arguzie che ci forniscono il ritratto di un uomo borghese, a tratti rude e popolaresco. Attorno a lui si formano leggende che lo dipingono come un genio precocissimo, subito superiore a colui che con tutta probabilità fu il suo primo maestro: Cimabue, di cui si pensa l’entrata in bottega nel 1272. Giotto fu ben visto anche dalle supreme gerarchie ecclesiastiche, difatti ricevette numerose commissioni sia da Bonifacio VIII, che lo rese famoso affidandogli le opere pubbliche del Laterano e di San Pietro, sia da parte dei Francescani. Morì l’8 gennaio a Firenze e fu sepolto in Santa Reparata. 
Tra i suoi capolavori vi è: “Compianto su Cristo morto” (1304-06, Padova, Cappella degli Scrovegni), un affresco commissionato a Giotto da Enrico Scrovegni, dove si esplica tutta la grandiosità della pittura di questo artista. La figura sacra si separa da questo momento dall’astrazione bizantina e penetra nella vita d’ogni giorno, in una ricerca di realismo straordinario, dove i sentimenti sono accuratamente studiati per aumentare il pathos. Il naturalismo di Giotto si evidenzia soprattutto nei piccoli dettagli come possono essere i gesti e le espressioni delle figure e deriva dai moduli del plasticismo e del naturalismo gotico che il pittore trasse dalle sculture di Giovanni Pisano e Arnolfo Cambio. 
Molte delle sue opere sono andate perdute come quelle fatte per Azzone Visconti a Milano per la Basilica del Santo a Padova,  a Napoli a Castelnuovo e a Castel dell’Ovo, dove dei suoi affreschi rimane solo qualche frammento.