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IL CUPIDO "MALEDUCATO" E UN'INSOLITA FARETRA 
 
Lorenzo Lotto torna ad arricchire la sezione dedicata alle stranezze in pittura con il quadro allegorico intitolato “Venere e Cupido”. Creato nel 1530, l'opera contiene varie simbologie come: la cornucopia (abbondanza), conchiglia e petali di rosa (legate a Venere ma anche alla femminilità); l’edera (eternità) ghirlanda di mirto (matrimonio),(vedi: Guida per interpretare i quadri). 
Come spesso accade con i lavori di questo artista,  è praticamente impossibile interpretare con precisione il significato del suo dipinto “Venere e Cupido”, in quanto egli usò per ispirarsi concetti popolari mai scritti da nessuna parte. 
Analizzando i simboli di tale immagine pittorica sembrerebbe una normale allegoria dedicata al matrimonio e alla fertilità, ma il Lotto arricchì la scena con la figura di Cupido nell’atto di fare la pipì addosso alla madre Venere. L’azione di per sé parrebbe alquanto scortese a meno che non sia stata considerata l’urina un altro simbolo (mai dato per iscritto) legato alla fertilità. 
Un'altra stranezza è da considerare: il dio dell’amore fa il tiro al bersaglio con la pipì passando attraverso la ghirlanda di mirto tenuta in mano da Venere (evitando con perizia di spegnere l’incenso attaccato alla pianta). Ma non è tutto: Cupido ha con sé la sua faretra la quale sbuca sul fianco del dio, richiamando in modo esplicito il membro maschile. Il Lotto sembra dunque voler aggiungere un altro chiaro riferimento alla riproduzione; sceglie inoltre di apporre ad un dipinto mitologico che mira a rappresentare la gioia (sia Venere che Cupido sorridono lietamente), tre simboli cristiani come: il serpente (il male), il bastone (associato al matrimonio della Vergine Maria) e l'incenso con un duplice significato (pagano, in quanto in passato si usava porre l’incenso davanti alle immagini degli dei e cristiano per il suo essere un dono portato dai Re Magi  a Gesù).  
Non era comunque la prima volta che questo artista mischiava il sacro con il profano in un unico dipinto (vedi anche: L'allegoria del Lotto
A lui comunque va senza dubbio la palma del pittore più trasgressivo del Cinquecento, naturalmente prima della nascita di Caravaggio. Nessuno né prima né dopo di lui, nemmeno Caravaggio, ha mai però pensato di simboleggiare la fertilità utilizzando la pipì. 
(FAGR 15-5-16) 
 
 
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