PITTURA OMNIA 
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GLI AFFRESCHI ROMANI DI RAFFAELLO 
 
Gli affreschi romani di Raffello indicarono la strada da percorrere a chi voleva acquistare prestigio e potere. La celebrazione del papato richiesta all’artista da Giulio II prima e Leone X in seguito, fece scuola per chi voleva raggiungere i gradini più alti della società.  
Se il Parnaso, il monte greco sacro ad Apollo e alle Muse, fu immaginato dal Mantenga su consiglio di Isabella d’Este per esibire l’amore adulterino di Venere e Marte a scopo di far ravvedere l’infedele marito Francesco Gonzaga, Raffaello nella stanza della Segnatura in Vaticano, lo pensò per esibire le virtù artistiche di Apollo per elogiare Giulio II . Per celebrare la gloria del papato, aggiunge attorno al Dio delle arti e delle scienze, poeti moderni e antichi in modo da affermare che la grandezza del passato, era ritornata grazie al suo commissionante. L’affresco sarà usato come modello in seguito molto spesso dai pittori per magnificare i loro mecenati. Dipingendo le stanze Vaticane, Raffaello dispiega tutta la sua sapienza letteraria in altri affreschi attingendo sempre agli antichi. Con “l’Incendio del Borgo” incominciò anche un altro illustre filone: la pittura storica rappresentata da personaggi mitologici. Nell’incendio si raffigura l’evento prodigioso di Leone IV che nel 847, impartendo la benedizione, estinse un incendio divampato nel quartiere romano del Borgo. Il tutto viene trasfigurato su un piano di classicismo eroico a venatura letteraria che presenta chiari rimandi alla descrizione di Virgilio dell’incendio di Troia nell’Eneide. Il massimo risalto viene dato al papa benedicente che rappresenta la storia moderna e quella antica, viene richiamata a sinistra da Enea che sostiene il padre Anchise con il figlio Ascanio, da un colonnato corinzio che rimanda un tempio di Marte e anche da un edificio simile ad un tempio di Saturno a destra.  
Nel 1511, mentre Giulio II era assente da Roma perché impegnato in una sfortunata battaglia nell’Italia settentrionale, Raffaello deve interrompere la decorazione delle stanze Vaticane. Agostino Chigi si assicurò la sua opera per la decorazione della sala della sua villa chiamata Farnesina. Qui l’artista urbinate riferendosi alla descrizione fatta dal retore greco Filostrato di un antico dipinto, iniziò un affresco che diede il via alla fortuna in arte delle favole mitologiche, trattasi del Trionfo di Galatea ideato per rappresentare la metafora del trionfo dell’amore sul male del mondo. Per accentrare l’attenzione sulla bella ninfa marina, egli adopera l’accorgimento di puntare la direzione delle frecce dei cupidi volanti verso di lei che con lo sguardo quasi in estasi, stringe in mano le sue frecce per simboleggiare l’amore platonico. Alla Farnesina Raffaello decorerà con affreschi solo i miti legati alla dea dell’amore Venere per desiderio del banchiere che si sta preparando a sposare Francesca Odeaschi, la donna da cui ha già avuto quattro figli. Quando il Chigi insisterà per fargli decorare anche la loggia dell’ingresso della Farnesina, l’artista essendo suo amico, accolse le sue pressioni e preparò i disegni, ma essendo troppo impegnato, ne affidò l’esecuzione a due suoi allievi: Giulio Romano e Giovan Francesco Penni. Questi affreschi diventeranno un esempio di stile per le corti italiane. Il grande maestro creerà il meglio della decorazione per ambienti metà all’aperto e metà al chiuso ispirandosi sempre a decorazioni antiche, come aveva fatto il Mantenga nella villa Belvedere e Leonardo nella decorazione di tipo naturalistico nella Sala delle Asse nel castello Sforzesco a Milano. Altro capolovoro di Raffaello, definito da Vasari "Dio mortale", è "Scuola di Atene" che si trova nella stanza della Segnatura e fu il primo affresco eseguito dal pittore nelle stanze Vaticane giunto a Roma a soli venticinque anni. L'ottima qualità dell'intonaco e dei colori usatiha fatto in modo che giungesse a noi ancora intatto. Qui, all'interno di una maestosa archittetura, l'artista riunisce i saggi della filosofia greca raggruppandoli secondo le diverse discipline: matematici, fisici, metafisici da una parte e grammatici, retori e logici dall'altra. Con loro discutono i grandi signori del tempo e un omaggio particolare vi è per Leonardo, le cui sembianze sono usate per raffigurare Platone e Michelangelo riconosciuto in Eraclito.  
(FAGR 24-6-10)  
 
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