PITTURA OMNIA 
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TIZIANO VECELLIO 
 
Tiziano nacque da una famiglia di notai tra il 1480- 85 a Pieve di Cadore. Una delle sue prime opere è la pala eseguita per Jacopo Pesaro, tra il 1503 e il 1506, che testimonia l’avvenuta pace di Venezia con l’impero ottomano. Considerato suo capolavoro giovanile è però “Amor sacro e Amor profano” del 1514-15, oggi alla Galleria Borghese a Roma. Il quadro è di difficile interpretazione iconografica, attualmente la spiegazione più plausibile si pensa sia quella dell’allegoria matrimoniale. Mentre dipingeva questa tela Tiziano era ancora influenzato dal suo maestro Giorgione, e in certi aspetti anche dall’arte di Giovanni Bellini, ma stava già acquistando un linguaggio autonomo che lo renderà inconfondibile. La più famosa serie di quadri che caratterizza il periodo di adesione di Tiziano alla poetica del classicismo, è quella dedicata ai celebri Baccanali eseguiti tra il 1519 e il 1524, per decorare il camerino d’alabastro di Alfonso d’Este di Ferrara, oggi non più esistente; essi rappresentano rispettivamente l’Offerta a Venere, il Baccanale e Bacco e Arianna. I dipinti presentano tutti rielaborazioni di soggetti provenienti dalla cultura rinascimentale tratta dalle fonti letterarie e mitologiche antiche. Tiziano dovrà la sua successiva fama nelle corti europee ad Alfonso d’Este che entusiasto di lui, lo metterà in contatto con Carlo V, Francesco Maria della Rovere, duca d’Urbino e negli anni quaranta otterrà anche la committenza dei Farnese, (la famiglia a cui appartiene Paolo III), per i quali eseguirà l’importante Paolo III e i nipoti Alessandro e Ottavio. L’eredità lasciata dai   Baccanali sarà fortissima soprattutto nel Seicento, quando artisti come Pietro da Cortona, Pieter Paul Rubens, Nicolas Poussin, riprenderanno non solo i motivi iconografici, ma anche la tonalità calda e cromaticamente intensa che contraddistingue le tele del maestro. 
La produzione ritrattistica di Tiziano rappresenta una delle parti più significative della sua attività, non solo perché ne costituisce un nucleo consistente, un centinaio di quadri circa, ma anche perché segue gli svolgimenti stilistici della sua lunga carriera. Prima degli anni venti del Cinquecento con “Schiavona” e “Ariosto” (Londra, National Gallery, 1508-11), eseguiti con umori umani e la calda sensualità del  periodo giovanile dell’artista, vi è un’impostazione prospettica della figura, inquadrata da davanzali, di derivazione giorgionesca. Dagli anni venti in poi viene a modificarsi non solo l’impostazione stilistica del personaggio, che viene rappresentato a tutto campo e potenziato in senso formale e coloristico, ma anche la committenza del pittore, costituita ormai da importanti signori delle corti italiane e europee. Tiziano sarà così in grado di elaborare la tipologia del ritratto ufficiale che diverrà moda in seguito, mettendo in rilievo non solo l’attitudine psicologica dei vari personaggi, ma soprattutto la loro identità storica e politica. E’ il caso dei ritratti eseguiti dall’artista veneto per Carlo V re di Spagna, dove con efficacia vengono rappresentati i suoi due volti: quello in veste quasi privata del “Carlo V e il segugio” (Madrid, Prado, 1532-33), e quello a carattere storico celebrativo dell “Imperatore a cavallo” ( Madrid, Prado, 1548). Dopo gli anni quaranta Tiziano eseguirà ritratti di altissima qualità estetica in cui viene accentuata l’indagine psicologica del personaggio. 
Già alla  fine degli anni trenta però, l’opera di Tiziano subirà un forte cambiamento stilistico che segna il definitivo distacco dell’artista dal naturalismo per aderire ai temi del manierismo, come conferma l’Incoronazione di spine del 1542-44, oggi a Parigi al Louvre. Questa fase che si concluderà nel giro di pochi anni, fu probabilmente accentuata dalla presenza a Venezia dei manieristi Giorgio Vasari e Francesco Salviati (tra il 1539 e il 1541). Lo stile successivo è testimoniato dalla Danae di Capodimonte del 1545-46 (Napoli, Gallerie di Capodimonte), dove il pittore mostra interesse per una forma fluida e impastata di colore. L’Incoronazione di spine del 1570 testimonia l’ultima grande fase dell’attività di Tiziano.  Al confronto con l’Incoronazione eseguita quasi trent’anni prima, l’interpretazione stilistica qui è completamente diversa: dalla compatta esecuzione formale dei personaggi michelangioleschi, si arriva alla loro scomposizione con lo sfrangiarsi del colore e all’aumento conseguente del pathos drammatico. La visione della vita piena di gioia della sua gioventù è sostituita con una altamente tragica che culmina in un pessimismo estremo nella Punizione di Marsia del 1570-76). Il crollo degli ideali classici rinascimentali, come in molti altri pittori manieristi, è evidente anche in questo pittore dalla vita lunga quasi un secolo. Si spegnerà a Venezia nel 1576.