PITTURA OMNIA 
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PONTORMO 
 
Jacopo Carucci, detto Pontormo, nacque il 26 maggio del 1494 a Pontorme presso Empoli. Il padre Bartolomeo (pittore che lavorò con il Ghirlandaio), morì cinque anni dopo la sua nascita nel 1499, e sua madre Alessandra di Pasquale nel 1504. Nel 1508 è attestata la sua presenza a Firenze, dove la nonna “Mona Brigida, lo aveva affidato all’assistenza pubblica. 
Vasari racconta che Pontormo giunse a Firenze nel 1506 e che fu messo a bottega presso Leonardo da Vinci. Alla sua partenza per Milano nel 1508, il grande maestro lo affidò a Piero di Cosimo, un pittore stravagante che, con una spiccata inclinazione fantastica, dipingeva scenari mitologici. E’ ragionevole pensare, dato il modo con cui Pontormo dipinse, che la sperimentazione di Leonardo lo abbia molto impressionato e che a Piero di Cosimo spetta forse il merito di avergli suggerito idee che vanno oltre la pittura e coinvolgono la spiritualità. Ormai anziano Piero lo affidò nello stesso anno a Mariotto Albertinelli, ma sarà Andrea del Sarto il suo vero maestro, da cui assimilerà le impostazioni compositive, la modulazione cromatica e l’incisività del disegno. Nella sua arte dominerà però Michelangelo, suo amico e estimatore, che diverrà per lui il punto di riferimento principale a cui ispirarsi. 
Attraverso grandi cicli decorativi Pontormo strutturò il suo nuovo stile manierista. In occasione delle nozze di Francesco Borgherini, nel 1515 gli vennero commissionati insieme ad Andrea del Sarto e Francesco Bachiacca ( 1494 — 1557 ), dei pannelli per cassoni. Le tavole illustrano le storie bibliche di Giuseppe, con uno stile narrativo che si richiama alla tradizione medioevale: all’interno di una stessa scena vengono inseriti episodi appartenenti a momenti cronologicamente diversi. Con la tavola Giuseppe in Egitto si è soliti individuare l’inizio del manierismo di Pontormo, con l’architettura fantasiosa, la luce chiara e fredda e le figure affusolate. Ma soprattutto inizia qui il frazionamento compositivo presto caratteristico del nuovo stile: i gruppi si affollano in nuclei privi di legame logico, l’azione principale viene respinta a margine, lo spazio incoerente diventa precario. Domina ormai un’aspirazione all’effetto decorativo, alla cesellatura dei dettagli a scapito dell’insieme. 
La seconda tappa verso lo stile manierista di Pontormo è la decorazione della villa medicea di Poggio a Caiano accanto a Andrea del Sarto e Franciabigio. Commissionata da Giovanni de’ Medici, allora papa Leone X, la villa ha un’architettura che si integra con il ciclo delle decorazioni interne ed è basata sul programma iconografico del letterato Paolo Giovio; qui tra il 1519 e il 1521 Pontormo realizza l’affresco nella lunetta di Vertumno e Pomona, che per la sua serena poesia bucolica rappresenta una voce singolare nella sua produzione artistica sempre improntata sul drammatico. Con una impaginatura ritmica quasi geometrica e dettagli di sorprendente realismo, l’artista si servì del soggetto mitologico per esaltare la famiglia de’ Medici. 
Il ciclo della Certosa di Galluzzo venne realizzato dal maestro tra il 1523 e il 1525, mentre fuggiva dalla peste che infuriava a Firenze. Gli affreschi delle Storie della Passione di Gesù Cristo, gravemente danneggiati dalle intemperie, rivelano l’influenza delle incisioni di Durer. Per gli scorci arditi, le inflessioni gotiche, le forme allungate, i colori e la luce spettrale, che si allontanano dalla maniera stilistica di Raffaello e Michelangelo di cui era divulgatore, Vasari considerò questi affreschi l’inizio della decadenza stilistica di Pontormo. 
Una florida letteratura ha tramandato un’immagine saturnina di questo artista, sottolineandone la misantropia, l’ipocondria, e soprattutto la gelosa solitudine, infranta da pochi amici (Michelangelo, Rosso Fiorentino come lui allievo di Andrea del Sarto e Agnolo Bronzino suo allievo). Il suo diario, redatto tra il 1554 e il 1556, conferma tali testimonianze con le sue pagine banali e ripetitive che rivelano ansia e insicurezza. Il pittore annota se e cosa ha mangiato, se ha incontrato gli amici (soprattutto Bronzino), registra ossessionatamene le condizioni metereologiche e lo stato della sua salute. 
Erede per eccellenza di questo artista, fu Bronzino; entrato nella sua bottega da piccolo e rimastovi per il resto della sua vita in qualità di collaboratore autonomo, ripropose ed esaltò la struttura compositiva e lo stile di Pontormo nei suoi ritratti, in una imitazione che si confonde con l’opera del maestro. 
Nel corso della vita, trascorsa quasi senza interruzioni a Firenze, Pontormo appare ben inserito nel mutevole contesto sociale e politico della città, anche se non infranse mai il suo isolamento e mantenne sempre una posizione distaccata dal potere. Nonostante la sua fede repubblicana, il pittore entrò nella cerchia culturale riunita attorno ai Medici, e celebrò i signori di Firenze con ritratti di tono ora solenne ora intimistico. Si dice che ciò non sarebbe stato possibile senza la mediazione di Bronzino, che era uomo di grandi doti diplomatiche, specialmente nell’ultimo periodo della sua vita. 
La galleria di Pontormo annovera un cospicuo numero di ritratti suggestivi, i cui caratteri generali variano solo marginalmente nel corso degli anni, mentre rimane costante l’inquadratura. Oltre al virtuosismo tecnico, il pittore ha il merito di aver proposto una nuova impaginazione compositiva, sviluppata poi dal suo allievo Bronzino con cui spesso sono sorti equivoci nell’attribuzione dei dipinti. I personaggi sono colti per tre quarti della loro figura e in mano tengono un oggetto che attribuisce loro un’attività e li rende più naturali (come lo spartito nel Ritratto di un musicista, il libro del Ritratto di Giovanni della Casa, l’arma in primo piano nell’Alabardiere). I primi quadri, come il Ritratto di un incisore di pietre, rivelano un omaggio al luminismo sfumato di Leonardo attraverso morbide luci che ritagliano i volti di tre quarti sullo sfondo indistinto. La restante produzione ricorre spesso al modello michelangiolesco e adotta il riferimento a Raffaello soprattutto nel caso di commissioni celebrative. Nei ritratti ufficiali la rappresentazione si mantiene a un livello più austero e i soggetti sono descritti nel mutismo severo dei volti e in pose statiche. Nascono così immagini di estrema eleganza, dove Pontormo riducendo il corredo dei simboli del potere, restituisce l’importanza all’uomo per riscoprirlo al di là del suo ruolo politico e sociale. 
La sua produzione di tavole devozionali rivela il percorso di affrancamento del pittore allo stile di Leonardo e di Andrea del Sarto, entrambi lontani da Firenze. L’assenza dei due maestri negli anni venti del Cinquecento (Leonardo muore nel 1519 e Andrea del Sarto è in Francia), permise a Pontormo di imporsi progressivamente alla committenza medicea come uno degli artisti principali di Firenze. Tra i suoi capolavori vi è Visitazione (1528, Carmignano, San Michele), che sbalordisce per la violenza cromatica, la luce metallica e il panneggio rigido. Le figure hanno ormai acquisito la caratteristica torsione, la rappresentazione visionaria è resa dall’accostamento di colori stridenti. All’alterazione del reale partecipa anche lo spazio dello sfondo, che evoca Firenze con una forte sproporzione rispetto ai personaggi in primo piano. L’imponenza del gruppo sacro unita all’irrealtà della visione sancisce il definitivo superamento del classicismo. 
Altro capolavoro di Pontormo è la Pietà della pala d’altare che orna la cappella Capponi della chiesa fiorentina di Santa Felicita del 1526 — 28. Con una rottura della tradizione figurativa in questo dipinto il maestro  articola un linguaggio anticlassico scalando le figure in modo visionario, annullando quasi il chiaro scuro, giocando con una tavolozza squillante e dagli accostamenti inediti. L’opera costituisce il grido supremo di Pontormo, il pittore manierista che più di chiunque altro seppe infondere la propria sofferenza interiore nei suoi dipinti.  
L’ultimo suo lavoro sono gli affreschi nella chiesa di San Lorenzo commissionati da Cosimo de’ Medici, a cui il pittore lavorerà dal 1546 al 1557, anno della sua morte. Come omaggio dei Medici, Pontormo verrà sepolto proprio a San Lorenzo, la chiesa patronale della famiglia patrizia fiorentina.