PITTURA OMNIA 
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GIORGIONE 
 
La documentazione relativa alle origini del pittore è del tutto mancante, si sa solo che nacque a Castelfranco Veneto (secondo alcuni critici nella vicina Vedelago), intorno al 1477-78. Il primo a chiamarlo Giorgione fu Paolo Pino nel Dialogo della pittura (1548), ma fino ad allora era noto come Zorzi o Zorzo di Castelfranco. Pur nella non totale attendibilità, la fonte primaria a cui attingere rimane il Vasari che lo vuole allievo di Giovanni Bellini a Venezia (ma non esiste nessun documento che lo provi). Del 1495-1500 sembra possa essere la sua prima opera: la decorazione del fregio di casa Pellizzari a Castelfranco, che mostra alcuni strumenti musicali eseguiti a monocromo in terretta gialla con lumeggiature bianche e ombre bistrate. All’epoca questo affresco (fatto da un Giorgione giovanissimo), ebbe grande successo, e fu più volte copiato per decorare residenze signorili e palazzi pubblici. 
Egli compì studi sul colore parallelamente a Leonardo, ma i due maestri non si sono mai incontrati  Il suo metodo per dipingere era assolutamente nuovo: al contrario dei fiorentini non faceva disegni preliminari, dipingeva direttamente sulla tela. Nel suo quadro più famoso “Tempesta” (Venezia, Gallerie dell’Accademia, 1505-10, olio su tela 73x 82), il valore artistico travalica il suo significato enigmatico a lungo dibattuto. Il vero protagonista della composizione è il colore, che con i suoi toni più chiari e più scuri costruisce l’immagine immergendola in uno spazio prospetticamente infinito. “Tempesta”  e i “Tre Filosofi, sono i dipinti che più degli altri enunciano la poetica di Giorgione, il quale meditava a lungo i temi dei suoi quadri, riempiendoli di significati simbolici, riferimenti biblici e letterari, che spesso rimanevano oscuri persino ai suoi contemporanei. La Bellissima “Venere dormiente” oggi a Dresda del 1510 ca, è una delle ultime opere di Giorgione, portata a temine dal suo allievo Tiziano, il quale si ispirò in seguito a questa opera per la sua “Venere d’Urbino”. L’intervento di quest’ultimo sarebbe da circoscrivere alla figura di un Cupido asportata nell’Ottocento per il cattivo stato in cui versava, e parte del paesaggio. Secondo alcuni critici il soggetto sarebbe da identificare con la ninfa della “Lotta d’amore in sogno” di Polifilo, pubblicata da Aldo Manuzio a Venezia nel 1499. 
Lo stesso Bellini comprenderà la portata della novità dell’arte di Giorgione che influenzerà e cambierà il corso di tutta la pittura veneziana, la quale con quella fiorentina, detterà legge nell’Italia cinquecentesca. Giorgione frequentando i circoli intellettuali dell’aristocrazia veneziana, diventerà presto famoso, e tutti i pittori veneziani dovranno tenere conto della sua lezione se vorranno lavorare nella città lagunare. La sua produzione si concentra in poco più di un decennio: dalle soglie del 1500 al 1510, anno della sua morte per peste. Di lui non ci sono pervenute opere datate e firmate, e la sua abitudine di collaborare con altri artisti ha reso ardua l’attribuzione e la datazione delle sue opere.