PITTURA OMNIA 
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PERUGINO 
 
Pietro Vannucci (poi detto Perugino) nacque a Città della Pieve (nei pressi di Perugia) nel 1450 ca, da Cristoforo di Pietro Vannucci e da Lucia di Jacopo di Nunzio Berti. Fu tra gli artisti più celebrati del suo tempo, e gli furono affidati incarichi di straordinaria importanza, come la direzione della decorazione a fresco della Cappella Sistina (del suo lavoro rimane poco perché distrutto per far posto al capolavoro di Michelangelo il Giudizio universale). Tale successo fu dovuto principalmente alla sintesi di equilibrio e chiarezza compositiva, che rispondeva alla diffusa esigenza di trovare un nuovo modo di rappresentare le immagini, accessibile e comprensibile a tutti. L’opera del Perugino fu una sorta di vocabolario comune per gli artisti italiani del secondo Rinascimento e costituì la base per il classicismo compiuto del suo grande allievo Raffaello Sanzio. I dettagli della sua formazione sono ancora oggetto di studio, ma non c’è dubbio che il senso spaziale che si respira nella sua pittura, il suo rapporto fra figura e paesaggio, la scansione dello spazio, derivano da Piero della Francesca (Perugino fu con Luca Signorelli uno dei due grandi pittori che per primi studiarono e interpretarono in modo originale Piero). Perugino però studiò anche a Firenze, e ci sono buoni indizi per ritenere che sia stato assieme ad altri grandi artisti nella bottega di Andrea del Verrocchio. Altro punto di riferimento cardine per la cultura figurativa del grande maestro furono gli affreschi di Santa Maria del Carmine di Masaccio. La solida volumetria delle masse di Masaccio si innesta nella sua pittura sulla rigorosa struttura spaziale di Piero della Francesca. Tra le sue opere più famose vi è Sposalizio della Vergine (Caen, Musée des Beaux-Arts, 1500-1504), un esempio eccellente della struttura razionale e unitaria dello spazio, tipica dei dipinti del maestro. All’interno di tale struttura ogni immagine trova collocazione e un significato preciso, ogni espressione è ricondotta a un clima generale di pacata religiosità. 
Nel 1496 gli viene affidato l’incarico della decorazione della Sala dell’Udienza nel palazzo del Collegio a Perugia; terminato nel 1500, questo capolavoro del Perugino ha un programma iconologico ideato dall’umanista perugino Francesco Maturanzio. Il ciclo celebra la fusione ideale fra cultura pagana e cultura cristiana, rappresentate rispettivamente dai filosofi dell’antichità e dagli episodi della Natività e della Trasfigurazione. Le virtù civiche sono impersonate da uomini illustri, secondo l’iconografia rinascimentale in voga. La qualità dell’intera decorazione è molto discontinua e rivela la cospicua partecipazione di aiuti. Di mano del Perugino sono certamente la lunetta con i Profeti e Sibille e Trasfigurazione
Poco spazio è lasciato, nella devotissima produzione peruginesca, alla pittura profana, anche se comunque di altissima qualità. Apollo e Dafni del (1495 ca.) e la Lotta fra Amore e Castità (del 1500-04), entrambi  conservati nel museo del Louvre a Parigi, sono le due composizioni in cui il maestro si cimenta con l’iconografia mitologica. Anche trattando questi soggetti, l’attenzione del pittore è sostanzialmente rivolta alla ricerca dell’equilibrio compositivo e alla definizione di un rapporto che colleghi le figure con l’ambiente come in ogni sua opera. 
La ritrattistica del Perugino presenta strette affinità con quella di Raffaello, egli si concentrava sulla resa psicologica del soggetto, i personaggi da lui raffigurati infatti hanno un’espressione viva e nettamente individualizzata. Il ritratto “Francesco delle Opere” (1494, Firenze, Uffizi) rivela la grande abilità di Perugino come ritrattista. L’opera messa a confronto con il successivo ritratto di Agnolo Doni di Raffaello, presenta molte affinità nell’inquadratura del soggetto e nel suo stretto rapporto con il paesaggio. L’artista morirà di peste nel 1523.