PITTURA OMNIA 
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MASACCIO 
 
Tommaso di Ser Giovanni, noto come Masaccio, nacque a Castel San Giovanni (l’odierna San Giovanni di Valdarno) il 21 dicembre del 1401, dal notaio Giovanni Cassai e monna Jacopa. Cinque anni dopo muore nello stesso anno suo padre e nasce suo fratello Giovanni, che diventerà anch’egli pittore (conosciuto come Scheggia). Nel 1418 è già menzionato in un documento come dipintore, e tre anni dopo risulta attivo nella bottega di Bicci di Lorenzo. 
Masaccio è la figura cardine del passaggio fra pittura medioevale e quella del Rinascimento e con Donatello e Brunelleschi, rinnova l’arte fiorentina. Sebbene la sua attività maturi in un lasso di tempo breve (tra il 1420 e il 1428), essa ha un enorme peso sui maestri del Quattrocento e del Cinquecento. 
Egli concepì una pittura nuova interpretando lo spazio come espressione dell’universo e misura dell’uomo. Nella Trinità (Firenze, Santa Maria Novella, 1425-28), la definizione dello spazio attraverso la costruzione di una grandiosa struttura architettonica gioca un ruolo dominante non solo per creare l’illusione di uno spazio, ma anche per passare da una superficie bidimensionale a una tridimensionalità distribuita su diversi piani.  
Nel 1424-25 Masaccio realizza con Masolino, suo conterraneo, la Sant’Anna meterza (Firenze, Uffizi), dove l’artista rivela come abbia fatto suo l’assunto umanistico e laico dell’infinita dignità dell’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. La sua collaborazione con Masolino è quanto meno singolare, poiché i due artisti non portano avanti lo stesso tipo di ricerca stilistica, Masolino è un coraggioso rinnovatore della tradizione gotica, ma non giunge mai a rompere con essa e con i suoi metodi come invece farà Masaccio, il quale diverrà di fatto il capostipite della rivoluzione rinascimentale: da Beato Angelico a Michelangelo, da Leonardo a Raffaello tutti studieranno le regole della sua opera. 
Il grandioso ciclo di affreschi, voluto da Felice Brancacci per la cappella di famiglia nella chiesa del Carmine a Firenze nel 1524, realizzato da Masaccio in collaborazione con Masolino (verrà poi terminato in seguito da Filippo Lippi), sarà una vera scuola di pittura per tutti i grandi maestri che seguiranno. Qui l’artista compie una radicale rottura con la tradizione pittorica medioevale, prospettiva e luce creano spazi profondi in cui si muovono figure volumetricamente costruite, e tutta la composizione presenta un mirabile realismo; sono anche presenti straordinari effetti di cangiatismo cromatico, ottenuti con una tecnica pittorica, basata sulla giustapposizione di colori complementari, che sarà ripresa più tardi da Michelangelo. Nel settembre del 1425 Masolino parte per l’Ungheria. Nel 1428 Masaccio interrompe i lavori nella cappella Brancacci e parte per Roma, dove farà solo a tempo a dare inizio al Polittico di Santa Maria Maggiore perchè colto da morte improvvisa (sarà Masolino a terminarlo). Le circostanze di questa grande perdita per l’arte (Masaccio aveva solo 27 anni), sono avvolte nel mistero: c’è chi parla di veleno.