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IL DADAISMO 
 
Negli anni venti e trenta del Novecento, si assisterà in Europa ad una generale tendenza degli artisti a mettersi al servizio della società. Un ritorno all’ordine che vide nel Neoplasticismo in Olanda, nel Costruttivismo in Russia, nel gruppo Novecento in Italia e nella scuola del Bauhaus in Germania, lo sforzo maggiore per ottenere consensi dai governanti. Mentre l’arte tornava alla razionalità per evitare fratture con la vita sociale, nacque a Zurigo nel 1916 un movimento di protesta che proseguì le ricerche artistiche nell’irrazionalità: il Dadaismo.  
Il termine Dada fu cercato a caso aprendo un dizionario e nessuno dei dadaisti aspirò mai a creare una scuola, ma solo a negare il concetto dell’arte come era stato fino allora inteso. Si trattò di un’arte decisamente anti-arte che ebbe però una creatività eccezionale. Essa entrò nell’ambito pittorico usando carta, tela di sacco e altri materiali con la tecnica del collage e il montaggio. A Berlino negli anni venti, l’atteggiamento dei Dada fu violento contro la classe militare dominante e costituì un impegno politico contro la guerra. Trai i dadaisti più famosi vi furono Marcel Duchamp e Hans Arp, il primo sbalordì la società newyorchese con opere dall’evidente rifiuto per l’opera d’arte tradizionale (Gioconda di Leonardo con baffi) e il secondo a Zurigo, provocò i benpensanti con l’usare i materiali più disparati per creare opere con la tecnica del collage. Nel 1922 la tensione creata dal Dadaismo incominciò a smorzarsi, ma la sua diffusione continuò ancora a lungo in tutto il mondo.