PITTURA OMNIA 
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LA METAFISICA di Giorgio de Chirico  
 
L’attenzione del pittore Giorgio de Chirico si fissò sulla ricerca della maniera adatta per esprimere sulla tela i momenti di vita in cui ci sembra di vedere le cose per la prima volta, ma in realtà sono conosciutissime. Esistono, ma non esistono perché non sono da noi notate. Questa fu la poetica della sua arte detta Metafisica che si espresse con ambienti e figure inquietanti facenti parte della nostra realtà, ma da noi non viste e perciò inesistenti.  
L’artista nel 1915 decidendo di arruolarsi per combattere nella prima guerra mondiale, lasciò Parigi dove si era recato per studiare arte e a Ferrara dove venne destinato, incontrerà i pittori: Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi che si avvicineranno al suo linguaggio pittorico in modo però meno intellettualistico. Per tutti questi artisti saranno esperienze di pittura metafisica brevi, ma sufficienti a rendere inseguito famosa l’arte di de Chirico che ispirerà sia l’architettura (numerose stazioni italiane sono state costruite in stile metafisico) che i registi cinematografici, i quali presero molti spunti dai suoi lavori per aumentare il senso di inquietudine nelle loro scene.  
Il pittore per trovare mondi inesistenti, ma allo stesso tempo esistenti e in più capaci di rappresentare il suo pensiero, spesso si rivolgerà alle figure mitologiche detestate e bandite dall’arte moderna come accade nei suoi famosi quadri: “Ettore e Andromaca” e le “Muse”.