RIVISTA D'ARTE ONLINE DELLA FALSI D'AUTORE GIULIO ROMANO
 
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UN PITTORE DALLA VITA MOVIMENTATA 
 
Durante il XV e XVI secolo si poteva essere facilmente pittore e frate contemporaneamente (ricordiamo il Beato Angelico e Filippo Lippi), ma si riusciva a conciliare un lavoro artistico con le imprese di guerra? La risposta è sì, ma non senza possibili effetti collaterali alquanto negativi.  
A rivelarci cosa poteva accadere è l'esperienza vissuta da Cristoforo Gherardi detto il Doceno (1508-1556), pittore di talento, allievo di Raffaellino del Colle, nato a Sansepolcro, il quale si fece soldato e si arruolò al seguito del condottiero di Sansepolcro Giovanni Turrini, impegnato nella guardia di Firenze quando la città venne assediata dalle truppe imperiali e pontificie.  
Per il Doceno ciò sarebbe rimasto solo un episodio come ne possono capitare, ma mentre faceva il sodato qualcosa mutò il corso della sua vita perché venne adocchiato da un condottiero umbro di Città di Castello, Alessandro Vitelli, in quel momento comandante della guardia fiorentina, il quale fece carte false per farlo dipingere in Umbria.  
Non ci riuscì subito, però quando Cristoforo venne coinvolto nel 1537 suo malgrado nell'assassinio di Alessandro de' Medici e venne bandito dal territorio fiorentino, Vitelli che avrebbe potuto scagionarlo, non lo fece proprio per interessi personali.  
Lo voleva con sé e si mosse di conseguenza. Ad accusarlo di tale comportamento scorretto è il pittore-critico d'arte Giorgio Vasari che ne parlò nelle sue “Vite”. Grande amico del Doceno, il Vasari in seguito al fatale incidente, dovette rinunciare al suo prezioso aiuto pittorico e gli fu possibile strapparlo all'Umbria solo quando lasciava il territorio fiorentino; dopo infatti lavorò ancora con Cristoforo solo a Bologna, Roma e Venezia.  
Quando finalmente nel 1554 Vasari ottenne da Cosimo de' Medici la riabilitazione dell'amico-pittore, poté usufruire del suo aiuto a Firenze solo per due anni perché Cristoforo a soli 51 anni morì. Vitelli quindi vinse, giacché ottenne che il Doceno lavorasse più in Umbria che in Toscana. 
(FAGR 12-07-17)  
 
La conversione di San Paolo del Doceno 
 
 
 
 
 
 
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