RIVISTA D'ARTE ONLINE DELLA FALSI D'AUTORE GIULIO ROMANO
 
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AFFRESCHI SCROSTATI E RIDIPINTI 
 
Alle opere d’arte è stato dato con il passare del tempo sempre più valore e di conseguenza si è cercato di preservarle sottoponendole a restauri purtroppo spesso infelici, ma si trattò di un lavoro necessario se si voleva evitare il deterioramento di quadri, tavole e affreschi dal grande valore sociale oltre che economico. Tuttavia se alcuni restauri fino al XIX secolo non sono stati dei successi, ancora nel Settecento quando un dipinto si rovinava, i nostri antenati facevano anche di peggio. Se per noi è impensabile imbiancare coprendo completamente un antico affresco o buttarlo giù a martellate, nel 1738 non ci si fece scrupolo di cancellare l’opera muraria del Pontormo perdurata nella lavorazione per dieci anni a partire dal 1546 (terminata dall’allievo Bronzino a causa della morte del maestro) e realizzata nella chiesa di San Lorenzo a Firenze.  
Noi siamo a conoscenza di opere scomparse per i disegni preparatori rimasti, per le descrizioni fatte in lettere private o la ricomparsa fortuita di pezzi di dipinti su muri mentre si eseguono restauri, e già così sappiamo che sono tante, figuriamoci se si aggiungessero quelle distrutte a martellate, quindi senza lasciare tracce della loro esistenza.  
Uno dei casi più celebri di distruzione di affreschi è quello di Pietro Perugino che occupava lo spazio nella Cappella Sistina dove oggi c’è il “Giudizio universale” di Michelangelo. Lo spazio si sa è quello che è, ma distruggere un capolavoro per un altro, è sempre un peccato.  
Nel 1600 a S.Andrea in Cercina fu murato un affresco di Domenico Ghirlandaio, il quale fortunatamente fu riscoperto nel 1923 e viene oggi considerato la prima opera del Ghirlandaio che ci è possibile conoscere. Non sono sfuggiti alla mannaia neanche alcuni affreschi di Filippino Lippi, i quali posti sul lato destro in Santa Maria sopra Minerva, furono distrutti per far spazio al monumento funebre di Paolo IV. Tra i molti capolavori di cui si sa dell'esistenza ma che non sono più visivili, ricordiamo anche quelli di un affresco di Alessio Baldovinetti realizzato sulla volta del presbiterio in Santa Trinità di Firenze: esso fu imbiancato senza scrupolo nel 1760 e a noi ne rimangono unicamente dei piccoli frammenti scoperti per puro caso.  
Oggi molti dipinti sono abbandonati a se stessi (tantissimi ammuffiscono nei sotterranei dei musei), ma di certo nessuno si sognerebbe mai di passarci sopra una mano di intonaco. E' questo un segno di maggiore consapevolezza dell'uomo riguardo l'importanza di conservare quello che i nostri avi ci hanno lasciato in eredità; di certo servono però altri sforzi per salvare dalla distruzione completa i capolavori d'arte che più hanno bisogno di restauro o il nostro progresso mentale raggiunto in questo campo, servirà a poco se comunque dei capolavori spariranno dalla faccia della terra.  
(FAGR 8-1-13) 
 
 
 
 
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